V Convegno Società Italiana Storiche, Napoli 28/30 gennaio 2010. C’era Maria Bakunin.

La  Società Italiana delle Storiche, in collaborazione delle Università degli Studi di Napoli “Federico II” e “L’Orientale” e l’Università degli Studi di Salerno hanno organizzato a Napoli, nei giorni tra il 28 e il 30 gennaio 2010, il  V Congresso della Società Italiana delle Storiche “Nuove frontiere per la storia di genere”.

Tra gli altri, è stato presentato il PANEL: Donne e potere nel Mezzogiorno d’Italia tra età moderna ed età contemporanea, coordinato dalla prof.ssa Mirella Mafrici dell’Università di Salerno e così sintetizzato:

“Si parla tanto di storia di genere, di storia delle donne, ma la storiografia solo recentemente si è soffermata sul rapporto donne – politica dall’età medioevale in poi, e soprattutto nell’Italia settentrionale e centrale. Pertanto, è di grande interesse focalizzare l’attenzione sul Mezzogiorno d’Italia. La storia del Regno è anche una storia al femminile: regine, viceregine, caratterizzano e in alcuni casi dominano la scena politica nel corso dei secoli, accanto a donne che parteggiano per i Borbone o per Napoleone. Ma non sono poche anche le religiose, le giornaliste, le imprenditrici, che hanno avuto un ruolo politico nel Regno, facendo emergere aspetti diversi di una medesima realtà, la donna, in un contesto alquanto ampio, che abbraccia la storia socio-politica, ma anche la storia ecclesiastica, la storia letteraria, la storia economica, la storia della scienza. È indiscutibile che le donne abbiano avuto un determinato potere, maggiore o minore degli uomini, ma che tipo di potere e come lo hanno esercitato nei secoli? Ogni donna di potere non è una figura statica, è una figura dinamica, vive la sua esperienza tra luci ed ombre, che ne disegnano e ridisegnano il percorso, in contesti competitivi diversi, dalla corte al monastero, dalla feudalità alla borghesia. Un indubbio potere hanno esercitato anche esponenti di casate nobiliari, di grandi o piccole famiglie feudali, di enti religiosi, del mondo intellettuale ed economico: feudatarie, borghesi, filoborboniche o filofrancesi, badesse, valdesi, giornaliste, armatrici, scienziate, si muovono, infatti, nell’universo socio-economico del Regno e della sua capitale, notevole centro di cultura ma anche luogo di affari e di intrighi”.

La storia della scienza vede come protagonista a Napoli Maria Bakunin. A parlare di Lei è intervenuta Pasqualina Mongillo dell’ateneo salernitano.

“Maria Bakunin è una donna straordinaria, la cui vita combacia, da un lato, con l’affermazione della scienza moderna e, dall’altro, con la cultura napoletana della prima metà del Novecento. Figlia terzogenita del rivoluzionario e filosofo Michail e di Antossia Kwiatowoska, nacque nel 1873 in Siberia. Allevata – alla morte del padre – dalla madre a Napoli, luogo ideale per la realizzazione degli ideali anarchici di Michail, si laureò giovanissima in chimica pura con un lavoro sull’isomeria geometrica, sotto la guida di Agostino Oglialoro-Todaro – direttore dell’Istituto Chimico, di cui fu in seguito moglie e collaboratrice – ottenendo poi la cattedra di Chimica organica e applicata nell’Ateneo napoletano (1909). La sua casa accolse il dibattito scientifico e culturale della Napoli del tempo, anche nei drammatici momenti dell’occupazione tedesca nell’ultima guerra mondiale. Le sue qualità le valsero la designazione di Presidente dell’Accademia Pontaniana, su indicazione di Benedetto Croce. Una vita intensa, quella di Marussia, riconosciuta dai contemporanei, ma ‘nascosta’ ai posteri, forse proprio per la presenza degli illustri “uomini” che frequentava. Una storia “di genere”, dunque, nella storia particolare della chimica, che merita ormai di trovare una giusta collocazione nella storiografia”.

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