Napoli: amore e odio

Maria, nel suo atteggiamento verso Napoli e i napoletani, alternava slanci di generosità ad austera criticità: ” .. era molto dura ed esigente con il personale. Ho una sua pubblicazione scientifica dove nell’angolo destro in alto è scritto: prendere a calci Vincenzino (il custode) perché non si è fatto le basette. Ma se qualcuno di loro si ammalava allora correva a visitarli ed ad assisterli.

A colazione da Marussia si parlava di Scienza e di affari Accademici come al tempo del Pontano”, così Nicolaus. “A differenza dai tempi del Pontano  i cibi erano molto semplici e sempre gli stessi: pasta nera scondita, carne di cavallo e patate lesse, un caffè di semi  da Lei stessa tostati. All’inizio tre o quattro gatti balzavano sul grande tavolo e finivano col mangiare nel piatto dell’ospite. Per me che non amavo gli animali la scena era disgustosa. Un giorno la Signora in vena di confidenze mi disse: ricordatevi Nicolaus (mi dava sempre del voi) che se uno degli ospiti torna  costui è uno di cui fidarsi”. Frequentatori della Bakunin erano anche i  due ufficiali militari alleati il Generale Hume  ed il colonnello Gayre of Gayre. Un giorno Hume dopo un pranzo particolarmente squallido,  chiese alla Signora: “Ha bisogno di qualche cosa?”  La inaspettata risposta fu: “alcool ed ovatta”. Migliaia di litri di alcool e centinaia di chili di ovatta riempirono via Mezzocannone. Batuffoli di  ovatta imbevuti di alcool servirono a riscaldare le nostre provette mentre bruciatori alimentati ad alcool facevano funzionare le nostre attrezzature e i gruppi elettrogeni. I due ufficiali di passaggio per Napoli seguendo la linea del fronte furono molto generosi con l’Accademia Pontaniana con regali di libri e denaro adoperandosi perché l’Accademia non divenisse un alloggio per le truppe. Dopo la guerra il contatto con questi nostri soci fu perso”.

Sentimenti di coraggio e riconoscenza per Napoli emergevano proprio in momenti drammatici, come l’occupazione tedesca, che portò fuoco, guerra e distruzione, presso l’Università napoletana e le sue  biblioteche. Nel racconto di Nicolaus la donna sfidò fuoco e tedeschi gettandosi, come scudo, sui libri delle biblioteche di via Mezzocannone nella speranza di salvarli. Così accadde. Alcuni di quei libri, salvati dal suo gesto, sono ancora là, tra i più alti scaffali della Società Reale.

Le testimonianze di ciò che avvenne all’interno dell’università sono state raccolte proprio da Maria Bakunin e vi descriveva l’incursione delle truppe tedesche il 12 settembre 1943. Tale documento si apre con la descrizione degli spazi occupati allora dall’ateneo napoletano e viene completata da vari documenti. Tra le altre, vi è la sua relazione come Direttrice di Chimica Generale dell’Università, testimone oculare dell’incendio provocato dalle truppe tedesche, insieme a quella di Raffaele Pironti, libraio di Via Mezzocannone, nonché il rapporto di Giovanni Malquori, direttore dell’Istituto di Chimica industriale, e altro suo biografo.

Il trasporto per la trasmissione e la difesa del sapere si coniugava, in maniera sommessa, col suo spirito umanitario testimoniato in più occasioni. Romano Gatto, professore dell’ateno napoletano, mentre svolgeva la sua ricerca per la sezione Scienze di un’importante enciclopedia della cultura italiana del Novecento, si è imbattuto in una grossa scatola di cartone che conteneva documenti relativi ad una attività filantropica di Maria Bakunin, negli anni del dopoguerra, a favore di studenti napoletani affetti da tubercolosi. La stessa, infatti, aveva intessuto una rete di relazioni internazionali per ricevere donazioni utili a questa causa.

La cooperazione e il sostegno sociale erano anche l’oggetto della richieste avanzate da parte sua al Rettore prof. Amodeo per aiutare i sinistrati del 12 settembre 1943, che avevano perso casa e beni. Neanche in quelle occasioni si smentì: mentre pensava ad assicurare protezione ai più deboli, mantenne la sua dignità in occasione delle perquisizioni dei tedeschi che, asportando da casa sua il radiogrammofono della nipote Giovanna, non osarono chiedere altre informazioni sul suo conto.

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