Maria, magistra vitae

Nel 1919 la Sezione di Chimica di Napoli, diventata alcuni anni dopo, la Sezione di Chimica Campana, ebbe come Presidente Orazio Rebuffat, e come vice presidente Marussia Bakunin.

Furono anni densi di avvenimenti per l’Italia e per Napoli. Proprio in questo periodo Benedetto Croce raggiunse l’alto incarico di senatore e poi, tra il 1920 e il 1921 diventò Ministro dell’Istruzione. Intanto la signora Oglialoro-Bakunin si andava affermando come animatrice culturale dell’ambiente chimico napoletano, capace di coniugare autorità ed inflessibilità con l’amicizia e una –quasi triste- gentilezza. Diede ricevimenti conviviali ed ospitò nel suo salotto amici ed esponenti del mondo intellettuale, perseguitati e rifugiati. Fu Lei a presentare all’Accademia e a raccomandare i due ufficiali alleati: Hume e Gayre. La sua morale intransigente e trasparente conquistò coloro che la conobbero ed, “instancabilmente” (questo è l’avverbio ricorrente che Le fu sempre ascritto), si dedicò sia al laboratorio sia all’impegno cattedratico senza concedersi pause.

Con la morte del marito Agostino, avvenuta il 21 giugno 1923, Maria si ritrovò sola, ancora giovane, ad affrontare un momento molto difficile. Prese quindi a dedicarsi a tempo pieno all’insegnamento e agli studi scientifici, anzi, il laboratorio diventava sempre più il luogo dove rivivere momenti di serena familiarità. La dedizione all’insegnamento e ai suoi allievi riempiranno sempre più la sua. La professoressa metteva tutti in grado di sviluppare capacità e competenze, fornendo loro le basi e gli strumenti più idonei per accogliere un’importante tradizione di studi e per rinnovarla e giungere ad importanti scoperte e conquiste scientifiche.

Marussia fu infatti non solo una grande scienziata ma una maestra accorta per coloro che ebbero la fortuna di incontrarLa. Il suo amore per il sapere fu carattere peculiare della sua personalità.

La studiosa partecipò al Secondo Congresso di Chimica pura e applicata a Palermo nel 1925 contribuendo allo studio degli scisti reperiti in Sicilia, a Castroreale e a Barcellona, attraverso un’indagine compiuta sui Monti Peloritani. Questi studi confermeranno le competenze di Maria in campo tecnico perché si soffermerà a descrivere la probabile area di destinazione della distilleria e la descrizione del fenomeno detto “cracking” attraverso il quale il pirobitume originario si depolimerizza separando del carbonio fisso. In questa occasione fu celebrato il centenario della nascita di Stanislao Cannizzaro e, con lui, fu salutata la Sicilia, “isola delle isole, antica Madre” che si apprestava a diventare “terra di sicuro avvenire industriale” [… ].

Il congresso ospitò moltissimi scienziati ed autorità e permise loro di visitare luoghi e miniere di rilevante interesse. Alcune foto ripresero gli spostamenti dei congressisti. Marussia intervenne con una relazione in cui presenta le peculiarità degli scisti da Lei studiati e messi a confronto provenienti dalla Sicilia  alla Campania, dalla Scozia alla Svizzera.

Nel 1935 partecipò ufficialmente al Congresso tenutosi in Russia per le celebrazioni del Centenario di Mendeleev. Nel 1936 verrà nominata professoressa del corso biennale di chimica industriale presso la Scuola Politecnica di Napoli. Incarico che manterrà fino al 1940 anno in cui chiese di essere trasferita alla Cattedra di Chimica Organica presso la Facoltà di Scienze della Università di Napoli.

Nel 1940 diveniva titolare di Chimica Tecnologica Organica presso l’Istituto di Chimica della Facoltà di Scienze dell’Università di Napoli. Deterrà tale incarico oltre i limiti di anzianità previsti, per i meriti conseguiti, fino al suo collocamento a riposo  il 5 novembre 1948, anno in cui la cattedra passò al professore Panizzi di Milano.

Risale al 1941 l’annedoto riportato dal prof. Nicolaus, dell’ufficiale che si era presentato alla sessione di esami in divisa confidando sul fatto che, secondo una disposizione ministeriale, i militari non potessero essere bocciati. Questa situazione suscitò l’ira della professoressa che lo biasimò perché “travestito”. L’ufficiale, sentendosi offeso, inforcò l’arma ma, per fortuna, l’intervento tempestivo dell’ing. Bonifazi evitò una tragedia.
Molti giovani collaborarono alla sua cattedra e beneficiarono dei suoi studi.

Nella primavera del 1941 avvenne un fortunato incontro, per loro e per noi: un giovane studente della facoltà di economia e commercio, affascinato ed incuriosito dal lavorìo del laboratorio di chimica (in cui lavorava già Giuseppina Riverso mandata dal prof. Giacomello di Roma), si era trasferito alla facoltà scientifica, diventando, in seguito, un famoso ricercatore di chimica. Il giovane ricercatore era il Nostro Virgilio, Rodolfo Alessandro Nicolaus.

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