la vita

Maria Bakunin nacque il 2 febbraio 1873 a Krasnojarsk, importante città della Siberia, come testimoniato dal certificato di battesimo della Parrocchia Collegiata di Santa Maria Arona di Berna. Terzogenita, figlia del rivoluzionario e filosofo Michail e di Antossia Kviatovoska, figlia di Zaverio, deportato politico polacco.

Il loro fu un matrimonio “nichilista”, come tra fratello e sorella, a causa sia della notevole differenza di età, sia per la vita randagia condotta dall’agitatore anarchico impegnato a fomentare rivoluzioni in tutto il mondo. Abbiamo seguito le sue vicende fino al falansterio comunitario della Baronata a Locarno. Qui, in questa proprietà offertagli dal compagno Carlo Cafiero, fu ambientato gran parte del romanzo scritto da Riccardo Bacchelli, Il Diavolo al Pontelungo. Da una testimonianza diretta dell’ultimo dei superstiti delle congiure bolognesi conosciamo la mamma di Maria, Antossia (entrambe erano chiamate con un vezzo Antossia e Marussia).

“Era alta, formosa, piuttoso lenta. Aveva occhi intelligenti e chiari, dallo sguardo onesto e amichevole. Aveva vita di orientale, troppo sottile, che aggravata dall’opulenza del seno e delle anche, induce nelle mosse femminili una fragilità languida e pieghevole, voluttuaria […] era donna che ispirava piuttosto il rispetto e la fiducia che non il desiderio. Non era di grande nascita né di molta istruzione, ma di nativa finezza, dignità e penetrazione […]Forse non era neppure anarchica. Condotta dalla sorte, ch’ella conosceva e alla quale non si ribellava mai, al contrario di Bakunin che le si ribellava sempre senza conoscerla mai”. Ancora notizie: “Bakùnin, in anni posteriori, aveva avuto prole da un’altra donna. Era stato un amore breve troncato dalla morte. Anche l’età aveva facilitato la missione di Antonia verso i figliastri. Diceva a volte che se mai ci fu donna che potesse dirsi fortunata, era lei. Bakùnin la considerava e l’ammirava come la miglior parte della sua vita ”.
In questo romanzo, per un momento, appare Marussia sulla gambe della madre. Nel capitolo VI Ingresso in villa…”I ragazzi erano andati innanzi a piedi. La bimba piccola stava sulle ginocchia di Antonia”.

Maria, infatti, era la terzogenita, dopo Carlo e Sofia.

Quando Michail, pochi anni dopo, ormai vecchio e malandato, morì a Berna, la famigliola fu costretta a trovare una nuova sistemazione. Antossia scelse Napoli, e Carlo Gambuzzi.
Napoli era la città prediletta dall’appassionato anarchico perché per lui era il luogo dove meglio potevano realizzarsi gli ideali anarchici. E Carlo, Carlo Gambuzzi, avvocato socialista e compagno di Michail Bakunin, accolse e prese su di sé, come già aveva fatto per la famiglia paterna, il peso di questi destini. Dall’unione di Carlo e Antonia nacque Tatiana.

Tra Capodimonte e Napoli, tra ideali di libertà e stimoli intellettuali, Maria ebbe una vita agiata e “potè ricevere una educazione di rango elevato: quella educazione distaccata che potenzia il controllo di se stessi […]”. Frequentò, insieme ai fratelli, il Liceo Umberto. Carlo divenne ingegnere minerario e si trasferì in Argentina. Ebbe tre figli: Luigi, Giovanna e Michele; Sofia si diplomò e sposò Giuseppe Caccioppoli, dal quale ebbe Renato, il famoso matematico napoletano, e Michele. Tatiana Gambuzzi si sposò in Polonia dove si trasferì ed ebbe Danko e Lula.

Maria rivelò un carattere forte e generoso sin da giovinetta. R. A. Nicolaus descrive alcuni significativi annedoti: quando, passeggiando per via Toledo in calesse con i fratellini, riuscì a domare il cavallo improvvisamente imbizzarrito o quando, caduta la sorellina Tatiana in un pozzo di Capodimonte, si fece calare essa stessa nel pozzo riuscendo ad afferrarla per i capelli.

La morte della madre, avvenuta nel 1887 a S. Giorgio a Cremano, mentre Carlo si era appena diplomato e Lei si avviava agli studi superiori, contribuì a rafforzare la sua determinazione. Antonia morì troppo presto per vedere la figlia che ottenne, subito, importanti successi: divenne “preparatore” presso l’Istituto di Chimica di Napoli sin dal 1890. Si laureò nel 1895, giovanissima, in chimica pura con un lavoro sulla isomeria geometrica, sotto la guida di Agostino Oglialoro-Todaro, chimico, nonché Direttore dell’Istituto Chimico, di cui doveva, in seguito, divenire moglie e collaboratrice.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *