la pietra nera, foriera di fuoco e di energia

Tra il 1909 e il 1910  Maria Bakunin studiò gli scisti bituminosi nell’Italia meridionale. Gli scisti sono rocce metamorfiche che, nel caso di quelle bituminose, sono impregnate da prodotti originati dal petrolio. Il petrolio, trovandosi a contatto con l’aria, in parte si trasforma in idrocarburi e si volatilizza e in parte, essendo più pesante, si ossida e polimerizza producendo combinati con ossigeno e zolfo. La capacità di bruciare è una caratteristica di queste forme “viventi” che chiamiamo “biosfera”. La biosfera, al contatto con l’aria, brucia, fornendo ossido di carbonio. Il petrolio e i suoi derivati, dunque, hanno un’origine biologica.
Come si sono formate le rocce bituminose? Alle origini vi furono catastrofi e profonde trasformazioni della materia organica, di alghe microscopiche e plancton. Il seppellimento di tali detriti, attraverso la “sedimentazione”, avvenuta nel fondo dei mari in zone continentali, si trasformò, attraverso la pressione delle rocce e l’azione batterica, in “kerogene”, una sostanza simile al comune humus. In diversi milioni di anni le falde si sono trasformate e il kerogene si è decomposto producendo petrolio.

Nei primi anni del Novecento la scoperta di tali elementi parve agli studiosi come una possibilità di sfruttamento di risorse per una società che cominciava ad industrializzarsi. In particolare le rocce bituminose, di colore nero e di aspetto resinoso, furono considerate possibili sorgenti di petrolio “non convenzionali”, in quanto, col calore, diventano molli e hanno la proprietà di cementare pietre e detriti utili per la pavimentazione stradale. I bitumi, però, si trovano in giacimenti posti in profondità e quindi andava individuata precisamente la conformazione geografica dei luoghi che li conservavano  per procedere all’estrazione e alla lavorazione.

La ricerca di Marussia riguardò dapprima una ricognizione nella catena montuosa di Karvedel   traversata dalla Dolomia principale del Tirolo tra Seefeld e la valle dell’Inn. Già nell’800 era stata avviata l’estrazione di un olio chiamato Türsenol che, lavorato, forniva una sostanza medicamentosa: l’ittiolo. L’ittiolo, da ictuß (pesce) per indicare l’origine dei resti fossili, ha un utilizzo dermatologico e cura gli orzaioli.

La studiosa applicò questa esperienza dei giacimenti di ittiolo alla catena dei Monti Picentini presso il Comune di Giffoni Valle Piana.

Queste regioni montuose risalgono al Trias superiore, come già descritto dai suoi colleghi Costa e Bassani, e, inoltre, come accertò Maria, sono identiche a quelle del Tirolo a Seefeld. Gli strati picei (da pesci e da pece), che pensiamo diano il nome ai Picentini, afffioravano sui monti delle Valli del Mandridauro fino al Varco del Pistone e alla Valle del Cerasuolo. Maria descrisse il precedente scavo realizzato in più aree: Valle del Mandridauro, Vallone di Pietro Cuoco, Pettine.

Maria Bakunin lavorò per molti anni presso il Comune di Giffoni Valle Piana, come dimostrano le sue pubblicazioni e un documento risalente agli anni Trenta del secolo scorso. Negli anni 1911-1912-1913 si occupò, tra l’altro, della preparazione chimica del prodotto “ittiolo” estratto dalla miniera sita nel Comune di Giffoni, sviluppata poi dall’ing. Chomé. Da Giffoni proviene quella pietra nera che porta la segnatura originale ‘scisto bituminoso di Giffoni VallePiana’, donatami dal prof. Nicolaus e che è stata ispiratrice di queste scritture.

Maria Bakunin avviò lo sfruttamento dei giacimenti e fornì al Comune molte consulenze, invano: a Giffoni sono ricordati gli studiosi che vi parteciparono, tranne Lei, almeno fino ad ora. In seguito lo sfruttamento di tali oli dovette risultare troppo costoso rispetto ai benefìci ottenuti e per questo la miniera di ittiolo, dopo alcuni anni, fu chiusa e ancora oggi, resta abbandonata.

Mentre era impegnata negli studi di chimica applicata, fra teoria e sperimentazione, nel 1912, in seguito al superamento brillante di un concorso, Marussia diventò professore titolare della Cattedra di Chimica tecnologica Organica.

Proprio nel il biennio 1912-1913 venne organizzata durante il congresso romano la Sezione di chimica di Napoli. La Presidenza fu affidata a Piutti e vicepresidente fu Rebuffat. Con i consiglieri Forte, Galeotti e Moreschini, c’era Lei, Maria Bakunin, aiuto chimica generale e libero docente.

E’ del 1915 la memoria, pubblicata sui rendiconti dell’Accademia, che comprende le esperienze originali per stabilire le condizioni nelle quali gli acidi saturi si possono preparare dall’azione delle aldeidi, di sali e di anidridi. Tali osservazioni saranno riprese più tardi in occasione dello studio sul meccanismo della sintesi di Perkin-Oglialoro. La reazione di Perkin prevede che, fra un’aldeide aromatica e un sale di un acido organico in presenza di un’anidride, si ottengano acidi a-, b-insaturi. La studiosa riprese i contributi del 1878 di Agostino Oglialoro sottolineandone le intuizioni attribuite, invece e nonostante le proteste di Paternò, a Fittig e dimostrò che si stabiliscono delle reazioni di scambio e di equilibrio tra le anidridi e i sali di acidi differenti. Stabilì, inoltre, che tale reazione è favorita dalla presenza di sali.

Il meccanismo di Perkin intendeva ottenere in laboratorio la sintesi del chinino in modo da liberarsi dalle dipendenze delle piantagioni. L’esperimento fallì l’intento di sintetizzare il chinino. In compenso ottenne un inatteso color porpora capace di colorare i tessuti in maniera indelebile. Nasceva, così, l’era dei coloranti artificiali.

4 pensieri su “la pietra nera, foriera di fuoco e di energia

  1. Che soddisfazione! Proprio stamane navigando ho trovato che è stato inaugurato un Laboratorio chimico presso l’Istituto Alessandro VOlta di Napoli proprio a Maria Bakunin.

    Inoltre, sudi una pubblicazione ‘Terre salernitane’, maggio giugno 2009, è apparso un articolo a nome di Walter Brancaccio sulla miniera di ittiolo di Giffoni Valle Piana.

    Chiaramente buona parte dell’artciolo riprende la mia ricerca sulla miniera di ittiolo, si parla anche della pietra nera foriera di fuoco e di energia …

  2. La pietra nera foriera di fuco e di energia è una parafrasi mia e non di Maria Bakunin. Penso che sia ben riuscita visto cheè stata ripresa in più occasioni. Ma la cosa che mi lusinga è che ora tutti conoscono Marussia e che, anche grazie al mio lavoro, l’interesse sia per la scienziata che per la miniera di ittiolo sia aumentato a dismisura. Quello che, però, più di una volta, riscontro è che molti tra i commentatori alla mia ricerca non solo appena appena mi citano, ma dimostrano, con i loro scritti, di aver letto poco o male la mia ricerca pensando solo a saccheggiarla.

  3. Non conoscevo questa illustre donna e scienziata,grazie di avermela fatta conoscere.

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