la formazione professionale

Intanto l’esperienza di Maria diventava notevole in diversi settori. Il talento e le qualità Le fecero ottenere nel 1914 un incarico, da parte del Ministro Nitti, per studiare l’insegnamento professionale in Belgio e in Svizzera. Infatti la scienziata era anche un’attenta educatrice convinta che proprio l’educazione potesse garantire professionalità tale da assicurare sviluppo tecnico e culturale al Paese. La preparazione professionale diventava il dispositivo su cui agire per stimolare il Paese Italia affinché si allineasse ai più grandi Paesi europei.

Con entusiasmo si recò in questi Paesi che si mostravano professionalmente più evoluti. Nel suo resoconto illustrò le tipologie istituzionali di formazione professionale, con particolare attenzione all’insegnamento della chimica. Riscontrò insegnamenti distinti per i maschi e per le femmine. Lo scopo dei suoi studi  era quello di attivare in Italia gli stessi provvedimenti affinché le scuole italiane diventassero “il vero semenzaio” che avrebbe dato ricchezza al Paese. Nell’apprendimento sottolineava l’importanza della pratica affinché l’insegnamento non si riducesse a mera memorizzazione e per ottenere delle risposte concrete chiedeva al Ministero maggiore spazio, mezzi strumentali e una mentalità dei maestri più adatta. “La disoccupazione è sempre frutto dell’ignoraza dell’artefice”. A proposito dei mezzi finanziari che occorrevano: “saggia legge di Governo è quella che alla contribuzione voluta sostituisce la contribuzione forzata”. Si rivolgeva ad industriali, banchieri e proprietari. “Non voti, né mille preghiere, ma le tasse!”

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