il laboratorio chimico

Maria Bakunin pubblicò già nel 1890 il primo contributo scientifico. Nel 1896 era tra i chimici italiani riuniti per festeggiare il 70° compleanno di Stanislao Cannizzaro a Roma presso l’Istituto Chimico di Via Panisperna. Nel 1900 risultò vincitrice di un premio in denaro sulla stereochimica, bandito dalla Accademia di Scienze fisiche e Matematiche al quale aveva concorso insieme con E. Erlenmeyer. Nel campo scientifico la chimica, che oggi si afferma come scienza della complessità, in quel momento storico, stava dismettendo le vesti alchemiche e acquistando rigore e metodo: in particolare la stereochimica andava affermandosi con la scoperta della isomeria geometrica. Gli esperimenti sulle sostanze si molteplicavano e certe regolarità inducevano a riflettere. Gli scienziati scoprirono che le proprietà delle sostanze non dipendevano solo dal tipo e del numero degli atomi, ma anche della maniera in cui erano disposti, così come avveniva nelle cristallizzazioni. Molteplici erano le combinazioni e la stereochimica si occupava proprio di queste molecole.

L’esordio di Maria in questo campo fu davvero rimarchevole se si tiene conto da un lato del contesto storico in cui la giovane donna si affermava e, dall’altro, del cambiamento di paradigma della conoscenza nell’era preindustriale. La modernità infatti giungeva ad invenzioni inconcepibili solo pochi anni prima, una molteplicità di scoperte di materiali e di tecnologie chiedevano incessantemente all’industria chimica nuove prestazioni. Una sperimentazione accentuata caratterizzò la prima fase operativa: attraverso l’analisi e la sintesi di parecchi composti, si procedeva alla scoperta di nuovi elementi e all’offerta di vari prodotti.

Gli studi della prof.ssa Bakunin riguardarono gli acidi fenilnitrocinnamici e i loro isomeri stereometrici, le isomerie geometriche di acidi nitrocinnamici e ossicinnamici.

In particolare Marussia introdusse un metodo originale per realizzare la ciclizzazione (disidratazione) utilizzando l’anidride fosforica dispersa in un solvente. Chiarì anche il meccanismo della disidratazione a indoni degli acidi cinnamici sostituiti, dimostrando che la reazione “decorre” attraverso la formazione di anidridi. Da qui dimostrò la struttura di numerosi indoni sintetizzati. In particolare l’azione condensante dell’anidride fosforica permise di sostituire la “drastica” tecnica di sostanze reagenti con quelle dell’utilizzo di un solvente che permetteva il controllo della temperatura ottimale. Il metodo nuovo dell’azione dell’anidride fosforica veniva usato da Maria per la “sintetizzazione” degli eteri fenolici di acidi diversi. Lo stesso metodo fu usato, in seguito, in Inghilterra, per preparare l’aspirina. Marussia si concentrava negli studi e la realtà, fra le sue mani, diventava un laboratorio di chimica, descrisse i processi di condensazione, in presenza di metalli e dei loro cloruri, fra alogenuri e aromatici e fenoli o ammine, giungendo alla preparazione, con migliori rendimenti, di conosciute o nuove sostanze come il b-benzilnaftolo, la benzilresorcina, la benzilpirocatechina. Lavorò nel campo degli eterociclici indolici, sulla sintesi del nucleo indolico.

Facendo propria la convinzione che la natura non manifestava i suoi segreti nascosti se non “costretta” dall’arte della sperimentazione, svolse intorno al 1911 interessanti indagini di natura fotochimica sugli acidi cinnamici. Attraverso i raggi ultravioletti riuscì a trasformare alcuni stereoisomeri “ordinari” in “alloisomeri” più attivi. Nello stesso anno ebbe a che fare con sostanze pericolose come la nitroglicerina, che esplodeva per semplice percussione e nel laboratorio, sempre aperto agli studenti, si sentivano detonazioni alternate a risa e applausi.

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