gli “uomini” di Marussia

In un mondo di accademici, tutti maschi, la presenza di una donna sembra una nota male accordata. Nel caso di Marussia, come di altre, la storia ha giocato un brutto scherzo. Dico la storia, ma dovremmo dire gli storici. La sua personalità, così pregna di energia  è stata nascosta, o meglio, resa invisibile, alla memoria. Questo nascondimento è stato favorito dall’incontro e dalla condivisione simultanea di spazi e tempi, di importanti personalità maschili.
A partire dalla figura paterna: Michail Aleksandrovic Bakunin, principe russo, filosofo, agitatore rivoluzionario, personaggio ingombrante, non solo fisicamente, ma dal pensiero, e, ancora di più, dalle azioni vulcaniche.
Il socialismo anarchico alla fine dell’Ottocento, percorse con irruenza tutta l’Europa   abbracciando le istanze bakuniane di un mondo migliore. La vita di Michail fu un continuo spostamento, senza riposo, dalla natia Russia alle barricate di Parigi  del 1848, da Praga a Dresda,   alla Siberia, attaversando le prigioni della fortezza di Peter-Paulowsky a Pietroburgo, poi a Londra dove nasceva la Prima associazione Internazionale dei lavoratori. La nascita di questo movimento, cui Bakunin aderì dal 1868, segnò l’espressione della conflittualità tra capitalismo industriale e proletariato.
Ma il momento in cui si focalizza meglio per noi la storia di Bakunin è il suo arrivo in Italia nel gennaio del 1864, periodo in cui si affermava, anche qui, il movimento anarchico. Diversi furono i moti rivoluzionari che scossero il Matese, il Molise, la Campania. In particolare a Napoli Bakunin trovò comprensione e fiducia calamitando un discreto numero di fedeli proseliti. Tornato in Francia, fu tra i protagonisti  della Comune di Parigi ma poi, vecchio e malato, fu ospitato da Carlo Cafiero nella Baronata, così come raccontava Riccardo Bachelli nel romanzo Il Diavolo al Pontelungo. E’ nella sequenza di questi spostamenti che avrà dalla moglie Antonia il dono di una seconda figlia: Marussia. Il padre naturale Le potrà dedicare poco tempo, morirà a Berna nel 1876 quando la piccola aveva quasi tre anni.

Più determinante dovette essere la presenza di Carlo Gambuzzi che si unì ad Antonia, rimasta vedova, ed ospitò la famigliola nella sua villa a Capodimonte.
L’avvocato aveva conosciuto e frequentato Michail tra il 1865 e il 1867 diventando socialista, tra i primi interazionalisti e primi anarchici di Napoli e d’Italia. Giovane d’ingegno, “svegliatissimo”, aveva già provveduto al mantenimento della famiglia paterna ed era, tra l’altro, stato già arrestato per la stampa di un giornale clandestino “Il Piccolo Corriere”. Fra gli altri numerosi impegni, era stato con Garibaldi in Aspromonte nel 1862. Le sue posizioni teoriche erano vicino a Cattaneo, a Pisacane e a Proudhon. In particolare aveva sviluppato i temi del federalismo, in opposizione al centralismo. Sostenne il periodico e l’Associazione “Libertà e giustizia” e partecipò al Primo Convegno della Lega per la Pace e la libertà a Genova. Fondò, a Napoli, nel 1868 la sezione italiana dell’Alleanza Internazionale della Democrazia Socialista. Fu anche tra i principali organizzatori, insieme al deputato Ricciardi, sempre a Napoli, dell’Anticoncilio contro il concilio Vaticano nel 1869. Proprio Bakunin scrisse delle persecuzioni effettuate dalla polizia a casa Gambuzzi durante lo sciopero a Napoli del 1870. L’attività politica e civile di Carlo fu incessante. Nel 1882  si presentò candidato per la Camera. Nel 1884, nei tristi giorni dell’epidemia di colera che colpì Napoli, fu il primo, insieme a Agostino Todaro Oglialoro, ad aiutare la popolazione. Fu l’unico ad affrontare la spaventosa piovra dai mille tentacoli: la camorra.
Alla sua morte le sorelle Bakunin resero all’estinto un tributo di tale affetto come si poteva fare ad un eroe. Così la lontana Tatiana partecipò al dolore.

Anche Agostino Todaro Oglialoro, marito di Marussia, si impegnò con una energica opera di igienizzazione della città contro il colera a Napoli. Palermitano, Direttore dell’Istituto di Chimica  a Roma, sperimentatore abilissimo,  vinse il concorso per professore di Chimica nel 1880 a Messina, poi a Torino e in seguito presso l’Università di Napoli di cui fu due volte Rettore. Ebbe molti incarichi sia nel Consiglio di Sanità che presso gli Ospedali Riuniti.
Grazie a lui l’Istituto di Chimica di Napoli si fornì di un vero e proprio laboratorio coadiuvato da tanti medici, naturalisti e chimici. Avviò importanti studi sulla picrotossina, diede una nuova interpretazione della sintesi di Perkin. Condusse importanti lavori sulle acque minerali di Napoli. Fu grande maestro, pieno di affetto per i suoi allievi che occuparono tutti incarichi prestigiosi.
Conobbe Marussia nel fiore degli anni e se ne innamorò perdutamente.

L’ambiente frequentato da Marussia era prevalentemente quello chimico. Ebbe la fortuna di una sincera amicizia e di reciproca stima anche col fondatore della scuola di chimica italiana, il prof. Stanislao Cannizzaro. Uomo politico, patriota, ma in primo luogo fondatore della scuola di chimica italiana. Dal suo famoso archivio abbiamo attinto la corrispondenza con Maria Bakunin. A lui Maria chiese di favorire il signor Claus Masc presso il Grande Cancelliere Von Bulow. Gli scrisse ancora in occasione del terremoto calabro-siculo del 1908 che devastazione e dolore portò alle città di Messina e Reggio, ed anche per affidargli il destino di una giovane greca, già medico, rimasta sola per aiutarla ad affermarsi e a vivere dignitosamente. Nella Commemorazione scritta con Oglialoro, in occasione della morte del Maestro, Ella ricorda la sua “filosofia creativa”. Scienziato dalla rapida intuizione “oh bella testa, dagli occhi scintillanti, dalla chioma disordinatamente sparsa, ricadente a ciocche sulla fronte spaziosa, dalla bocca lievemente atteggiata a sorriso beato, oh voce armoniosa e sonora, chi potrà dimenticare   quelle ore d’infinito gaudio, nelle quali compresi di meraviglia e di ammirazione, noi eravamo lì affascinati dalla tua calda eloquenza, al prodigioso turbinìo delle tue idee!”

La personalità di Marussia rivelava sentimenti di amicizia e di rispetto, di sinceri affetti per i suoi colleghi. Scriverà per gli Atti dell’Accademia Pontaniana, alcune commemorazioni di stimabili accademici che ci dicono tutto il suo sincero trasporto: Luciano Armanni, anima retta e fiera, William Ramsay, “l’artista dalla mente geniale e dalla sintesi grandiosa”, Arnaldo Piutti, di cui ricorda il suo amore per la scienza e il lavoro, Gaetano Minunni dalla grande cultura e dal vivido ingegno, Orazio Rebuffat, ipercritico del proprio lavoro e alla continua ricerca della verità. In queste commemorazioni si mostrerà attenta osservatrice dell’anima con sapiente capacità di evidenziare sia i contributi scientifici sia gli aspetti peculiari del carattere di ognuno.

Altro grande contemporaneo di Maria Bakunin fu Benedetto Croce a cui l’Accademia Pontaniana deve la sua rinascita. Quando scomparve tutta l’Accademia lo pianse, desolata. Non ci fu opera compiuta da Croce che non venne pubblicata negli  Atti. Fu più volte Presidente nel 1914 e nel 1923, poi Vice Presidente quando la Presidenza fu affidata a Marussia, e ancora Presidente Onorario. La stanza dove Lui studiava è ancora lì con la finestra che affacciava sul cortile dove c’erano i gatti che Marussia sfamava e i cui eredi sono ancora presenti in una ristretta colonia.
Ma parlare di Croce significava per noi parlare della vita culturale e letteraria di Napoli; in quei tempi la città era espressione dei fermenti europei tra capitalismo e liberalismo economico da un lato e comunismo e pianificazione economica dall’altro. Napoli, la terra speculativa, ma anche la Napoli suggestiva, colorata e calorosa di Matilde Serao.

Francesco Giordani fu allievo di Maria Bakunin. Chimico, “spirito eletto, nobile somma di insegnamenti”, dalla intelligenza precoce, come si evidenzia dalla sua teoria sperimentale sull’Aeroplano proposta in età giovanile. L’insegnamento di Marussia, che presto riconobbe in Lui doti superiori e memoria eccezionale, gli offrì la possibilità di sviluppare una formidabile cultura scientifica. Ella lo avvicinò agli ambienti di studio e di pensiero. Nominato accademico nel 1930 assunse incarichi di rilievo. Più volte Presidente del CNR, Vice Presidente dell’IRI, Presidente dell’Accademia dei Lincei, creatore e primo Presidente del Comitato Nazionale per la Energia Nucleare, fu uno dei Tre Saggi europei. Maestro in senso ampio, “pensoso del solo bene collettivo”. Passò a miglior vita appena l’anno dopo la scomparsa della sua Maestra.

La passione più grande di Marussia fu, però, il caro nipote Renato Caccioppoli, figlio della sorella Sofia e del medico Giuseppe. Nel 1925 si era laureato brillantemente in Matematica sotto la guida di Ernesto Pascal riconoscendo però come suo maestro Mario Picone. Nel 1928 ottenne la libera docenza, nel 1931 la Cattedra di Analisi Algebrica a Padova. Nel ’34 cominciò ad insegnare a Napoli Analisi Superiore e Analisi Matematica. In lui una prestigiosa vita professionale si coniugava con uno stile di vita estroverso, anticonformista, antifascista, rigoroso con gli allievi e fantasioso ed ironico con gli amici. Fu proprio Maria che lo soccorse, convincendo le autorità della malattia mentale del nipote, salvandolo dal carcere dove era finito per aver fatto suonare “La Marsigliese” in presenza di un gruppo di gerarchi fascisti. Una vita breve, intensa e tumultuosa che trovò unica plaga nel suicidio. Maria lo pianse profondamente.

Le notizie biografiche e bibliografiche di Maria Bakunin sono state raccolte, oltre che da Giovanni Malquori,  da Rodolfo Alessandro Nicolaus, “pupillo” di Marussia.
Scienziato, chimico, ricercatore “permanente”, Nicolaus è stato professore di Chimica Organica presso l’Università di Napoli, Basilea, Roma, socio dell’Accademia Pontaniana e a tutt’oggi Presidente della Sezione di Scienze, dell’Accademia di Scienze Fisiche e matematiche della Società Nazionale di Scienze lettere ed Arti in Napoli, medaglia d’oro dell’Accademia delle Scienze detta dei XL, medaglia d’oro De Luca della Società Chimica Italiana, membro Onorario della Società Italiana di Chimica per gli studi sui pigmenti.
L’opera e la ricerca di Rodolfo Nicolaus, per la molteplicità degli interessi, non è facilmente riconducibile ad un unico ambito scientifico. Egli ha coniugato vari aspetti e problematiche della scienza contemporanea, valorizzando la ricerca italiana nel mondo, dalla storia scientifica alle nuove scoperte come il nuovo amminoacido 5-S-Cysteinuldopa e relativi isomeri.
Noi lo apprezziamo anche come abile biografo: ricostruisce l’opera scientifica di Maria Bakunin nella Voce del Grande Dizionario Enciclopedico di prossima pubblicazione e nella commemorazione, contenuta negli Atti dell’Accademia Pontaniana, ne descrive sapientemente la personalità e le abitudini.
Nicolaus ci informa della passione di Maria per i gatti, degli “scugnizzi” napoletani che, al solo verderLa uscire di casa, scappavano intimoriti, del rigore delle sue lezioni.
Ancora Nicolaus racconta del suo incontro con la Signora. Nella primavera del 1941 Nicolaus era studente del secondo anno di Economia e Commercio, fu proprio Lei a convincerlo ad iscriversi a Chimica e Lui, subito convinto, passò da una facoltà ad un’altra. Un rapporto, tra loro, che è rimasto sempre nella memoria di Rodolfo Nicolaus, diverso da quello che ci si aspetta tra una docente ed un allievo: un rapporto conflittuale in ogni scelta e in ogni decisione ma, in ogni momento la Maestra ha seguito il suo giovane e promettente allievo. Anche quando Marussia lo affidò al prof. Panizzi tra i due non ci fu mai un vero e proprio distacco.
Nicolaus ha scritto anche la commemorazione di Panizzi. Negli anni in cui la chimica era considerata “il satana del secolo” ed il nuovo stentava a venir fuori, in un deserto intellettuale, Panizzi si ergeva con il suo impegno costante a controllare l’onda denigratoria contro la chimica.
Le parole di Nicolaus a questo punto sono rivelatrici di una condizione che di fatto attentava, ed attenta, al progresso scientifico e allo sviluppo culturale: “l’impossibilità di impedire che il cretino si infiltrasse subdolamente nella Torre ove, ancora oggi, trova mezzi di sussistenza”. La commemorazione si conclude con un interrogativo: “Panizzi, l’ultimo chimico italiano?”.
Tutti noi sappiamo che con Panizzi probabilmente finiva un’età della scienza, ma inevitabilmente, nella trasformazione e nel cambiamento, affidava al suo allievo, Rodolfo Alessandro Nicolaus, la complessità della nuova scienza in fieri.
“In una società distratta e priva di ideali“  Nicolaus, con il suo esempio e con il suo impegno, ha accolto e tramandato un patrimonio inestimabile, ha sfidato oscuramenti e regressioni della scienza e della cultura, ha ridato a noi, che lo abbiamo inseguito, cercato ed ascoltato, una gioiosa attenzione ed un rinnovato interesse, ha colmato per noi, con discrezione a volte, e a volte con fermezza, quel vuoto che il sistema genera soffocando ogni idealità.

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