Natalina Zybrinsky

Zybrinsky intende l’arte come rivelazione del sé, come magico momento di una nascita. Il disegno e la pittura, le decorazioni e le sculture, la scrittura e la filosofia hanno da sempre occupato i suoi pensieri ed animato diverse attività. Sì, perché un’energia vitale colora i suoi paesaggi e le figure femminili che chiedono un’esistenza: come nasce un segno, dal piano della tela o dalla massa argillosa o dal foglio bianco, così si crea l’attesa per una figurazione che vuole essere rappresentata, per una forma che vuole essere finita, per una storia che vuole essere raccontata.

Zybrinsky esegue le indicazioni che provengono da questo percorso spontaneo: una colorazione del cielo, una espressione di un volto, un evento da ricordare insistono per essere fissati, attraverso di lei, nel quadro, nella ceramica, nel libro.

Zybrinsky si arrende all’estro e si immerge nell’arcobaleno, nella terra, nel mare, nell’anima. Mentre si adopera nell’esercizio delle tecniche, si realizza un divenire d’arte. Un pensiero della complessità attiene alle sue creazioni che non possono non essere diverse e molteplici.

I quadri, realizzati con più tecniche, sono qui presentati e distinti cronologicamente dagli anni settanta ad oggi e scandiscono la vita artistica di Zybrinsky, tra paesaggi surreali e figure femminili.
Le maioliche, sfiorando la tradizione, propongono nuove forme e soluzioni, rappresentando un ritorno all’infanzia ritrovata e l’attesa del futuro.
Le scritture, tra fiaba e racconto, tra saggi e cronaca, esprimono la consapevolezza di un presente vissuto pienamente.
La complessità degli interventi artistici traducono una personalità complessa che segue le proprie passioni e, facendole vivere, con esse gioisce.

Marie/Maree mostra di Pasqualina Mongillo

Libri. Poesia. Arte 32 Il Saggio Agosto 2010

L’artista ci accompagna lungo un itinerario artistico affascinante nel corso del quale si esprime con diverse tecniche, acquarelli, tempera, olio. acrilico, le maioliche, per esporre la sua spiritualità, con una pittura ricca di cromatismi e di espressione. Il mare, in tutte le sue sfumature di colore, una combinazione di segni e colori, il blu in particolare che rilascia un senso di eternità infinita, con la sua smisurata eco che ci conduce oltre l’orizzonte marino. La pittrice fa scorrere il “suo mare” di sensazioni registrandole liberamente, fondendole con i paesaggi marini che fa apparire sempre dissimili, ora pervasi da una atmosfera trasparente, ora un’ emozione palpitata nel suo animo muove il pennello su tratti più densi e la natura si mostra in un intreccio di mistero e di realtà, in un affresco di colori dalle differenti nuance: smeraldo, celeste, blu cobalto con riflessi dorati ne ”Mare a colori” e “Porto Cesareo”. Riesce ad evidenziare ogni colore, che a volte una come una carezza rendendo all’acqua una serenità desiderata, a volte lascia ondeggiare il nostro pensiero verso spazi lontani, catturando nelle sfumature cromatiche una luce debole che si arrende allo scorrere delle ore, nel dipinto “Mare rosa”. La suggestiva tela ”Mare profondo”, con il suo cielo pullulante di rosso, fuso alla profondità del blu, trasmette sensazioni cariche di passione. Nella sezione “Paesaggi femminili”, tratteggia figure di donne con corpi sinuosi, che come paesaggi silenziosi attendono e si lasciano scrutare, dai nostri occhi curiosi di andare oltre con la forza liberatoria sprigionata dalle figure dipinte. Con la serie delle “Marie”, interpreta una sacralità aurea dipingendo volti di madonne in un raccoglimento inviolabile.

Con le maioliche crea piccoli oggetti, animaletti, acquasantiere mostrando un’attenzione ai particolati, facendoli rivivere con la magia della sua arte. La mostra si è tenuta presso il Circolo Sociale di Penta “Maria Cristina Peluso Donadio” nel gennaio 2010 e a maggio 2010 presso l’Università degli Studi, arricchiti di due opere nuove, presso il Teatro di Ateneo con gli interventi di Rino Mele e di Vittorio Dini, riscuotendo notevole successo di pubblico e critica.

Rino Mele scrive “Maremadre di Pasqualina Mongillo”

Le colline e il mare sono i due elementi del paesaggio interiore di questa pittrice dall’ansia così giovane. Le colline sono corpi di donna arsi e teneri, il mare è l’anima del mondo verso cui tutto tende. Pasqualina Mongillo dipinge guardando dentro di sé, evocando una bellezza che tortura e che lei trattiene coi colori vivi di un paesaggio marino.

Anche quando sembra fermarsi alla misura del reale (come nella serie delle Maree: Porto Cesareo, Mare rosa, Mare nostrum, Mareprofondo) è sempre il suono di una nostalgia non detta a prevalere, i timbri esasperati di colori dolcissimi, le casette messe in fila a chiedere un abbraccio, come nel suo stupefatto Mare del Nord. La pittura di Lella (la chiamo anch’io così, per un attimo) tende a una razionale semplicità, vuol dire l’essenziale quasi accennando, sapendo che dipingere vuol dire mettere a confronto un’inaccessibile realtà con la sua interpretazione.

C’è una forte carica autobiografica nei suoi lavori, i Paesaggi femminili, ad esempio, che sembrano rabbrividire in una luce forte e predace: c’è sempre una distanza da superare, una parola ancora da rappresentare attraverso i colori, come in Verso l’isola in cui una scena apparentemente allegra, da music-hall, nasconde una strana sospensione del tempo, il tremore tenero dell’indicibile: che lei illustra con l’infinita attenzione che il gioco e il teatro pretendono.

Poi, la serie delle Marie, donne e madonne, il volto leggermente piegato ad aspettare un improvviso angelo. Per esse non c’è corpo, non misura del tempo, non colline contro l’affanno del mare.

Infine le fresche maioliche, sono oggetti creati per chiedere all’infanzia di tornare (una piccola lumaca, la miniatura di un presepe, animali da cortile che si rotolano, ma anche la dimensione drammatica di un’opera complessa come Gravità).

Infine, Pasqualina Mongillo non dipinge per farsi guardare ma per guardare, le sue piccole opere sono come gli occhi degli uccelli, guidano il volo.

Marie/Maree. Mostra di Pasqualina Mongillo – 2/8 gennaio 2010

mariemareecopertina

Progetto e realizzazione dell’allestimento/Setting Project

Manuela Baglivo, Diego Carmando, Davide Garofalo, Egeo Garofalo, Antonio Iannone, Alfa Vassallo, Nuccia Vassallo

Interventi di Raffaele Rinaldi  e Gaetano Avossa Centro Sociale M.C. Peluso Donadio Penta, Fisciano (Salerno), Giovanni Ricciardi e “Controcampo”

Per il catalogo si ringraziano Rino Mele per Il Mare-Madre, Annarita Borelli, Graziella Salvatore, Vittorio Dini -Direttore del Dipartimento di Sociologia e Scienza della Politica, Università degli Studi di Salerno-, Natalina Zybrinsky

Pasqualina Mongillo vive e lavora nell’area salernitana nutrendosi dei colori e del calore del mediterraneo. Personalità dai mille aspetti rivendica fortemente le sue radici picentine.

Come nella ricerca privilegia gli studi di genere, così nell’arte si esprime attraverso la simbologia del corpo femminile, realizzato con diverse tecniche (acquerelli, tempera, olio, acrilici, terracotta, maiolica, etc.). Per lei l’arte è un concetto semplice: è rivelazione del sé, magico momento di una nascita.

Il disegno e la pittura, le decorazioni e le sculture, la scrittura e la filosofia hanno da sempre occupato i suoi pensieri ed animato diverse attività.

Sì, perché un’energia vitale colora i suoi paesaggi e le figure femminili che chiedono un’esistenza: come nasce un segno, dal piano della tela o dalla massa argillosa o dal foglio bianco, così si crea l’attesa per una figurazione che vuole essere rappresentata, per una forma che vuole essere finita, per una storia che vuole essere raccontata. Come per incanto segue le pulsioni che provengono da questo percorso spontaneo: una colorazione del cielo, un’espressione di un volto, un evento da ricordare insistono per essere fissati, attraverso di lei, nel quadro, nella ceramica, nel libro.

Così si arrende all’estro e si immerge nell’arcobaleno, nella terra, nel mare, nell’anima.