alla ricerca delle madri..

A partire dal soggetto femminile prescelto, abbiamo cercato di disvelare ciò che la storia aveva nascosto avviando una scoperta e una ricostruzione degli eventi; abbiamo cercato, per Lei, le progenitrici, le madri e nuove possibilità del pensiero. Abbiamo rintracciato documentazione e costruito con il pensiero del presente, la sua storia, attraverso il passato, e, si sa,  “ogni vera storia è storia contemporanea”. Abbiamo chiamato a soccorrerci ogni possibile disciplina, oltre la storia, la ricerca sociale ed economica, il pensiero scientifico; abbiamo de-composto, distinto, analizzato e pensato l’identità di genere come nucleo di straordinarie potenzialità innovative per giungere ad una categoria “eroica”.

… e del metodo… il materiale appariva caotico e noi cercavamo “i metodi” per scrivere la storia delle donne, una nuova ottica  attraverso cui leggere ed interpretare una storia “particolare”.

I dubbi erano e sono molteplici: come scrivere di una donna importante all’interno della storia generale, e all’interno della storia delle donne, della storia della scienza in generale, della storia della chimica in particolare, insomma una storia “eccentrica”? Come dare luce ad una figura oscurata e nascosta dalla storia? Come liberarci dalla narrazione stereotipata e didascalica e superare incrostate dicotomie?

Il nostro approccio ci aiutava a scoprire, dalle debolezze, nuove possibilità.

La marginalità storica poteva essere trasformata in una densa potenzialità, come un plus di possibilità e di prospettive, a partire dalle dimensioni relazionali e da modalità interattive nella conoscenza. E l’estraniamento di questo personaggio, insieme al nostro, poteva rinvigorire una conoscenza storica genuina. Si poteva riattivare intensamente la sensibilità storica per cui ciò che ci sembrava già noto e scontato, poteva diventare così profondamente nuovo ed affascinante.

Inoltre il perseverare, nel paradigma scientifico, di una tradizione mitologica fatta di opposte polarità, di una femminilità intesa come madre natura ed area “sacra” e di un maschile inteso come intervento della scienza, “dello scavar miniere” e “trucidare la madre”, comportava molti sforzi di revisione verso il superamento di tali dicotomie. Costretti tra immanenza e trascendenza, i ruoli femminili e maschili erano stati confinati l’una nel biologico e l’altro nella ragione. La recente epistemologia ha suggerito un innalzamento e una distanza da questi opposti femminile/maschile, passività/attività, corpo/mente, natura/ragione, oggettività/soggettività, potere/sentimento, e quindi diventava necessario un armonizzare le differenze e le conflittualità.

E, una volta espressa questa aspirazione verso l’equilibrio, le domande non finivano. Esiste allora un “genere” della scienza?

Molti studi hanno accertato l’influenza e/o il condizionamento dall’operare femminile nella attività scientifiche e professionali. Altre considerazioni hanno riguardato alcune significative costanti delle donne che si sono occupate di scienza. L’operatività, la divulgazione del sapere, la didattica, una professione di infinita pazienza e tenacia nel condurre a termine anche le ricerche che richiedevano tempi lunghissimi e calcoli precisi. Peculiare del sapere della donne è, inoltre, l’importanza per il linguaggio, per le parole, ed insieme, la pratica, il metodo e il calcolo. Ancora, e non ultima considerazione, le donne, pur non cambiando la scienza, la orientano “socialmente”.

La ricerca dell’equilibrio tra le differenze significava anche azionare un’osmosi tra discipline, tra scienze naturali e scienze umane. Lo scambievole soccorso, però, può avvenire solo se i limiti di ognuno restano incerti e indefiniti o se si cerca di riunire ciò che un troppo accentuato scientismo ha finito per separare. Magari non faremo scienza ma almeno conoscenza: in questo modo, senza riferimenti e confini assoluti, si arricchirà il pensiero di orizzonti che finalmente comunicheranno attraverso ponti e reti. Come le scienze naturali hanno insegnato alle scienze umane l’abbraccio alla complessità attraverso l’indeterminazione, la relatività e il pensiero della complessità, così le scienze umane contribuiranno alla loro memoria.

Si apre una nuova via, ampia e profonda per sperimentare, vedere, conoscere, entrare in contatto con le cose”. Si presenta una vera e propria “rivoluzione” che consiste nel “resistere” e nel “conservare” e lo sanno le ecologie.

Così la nostra esplorazione nel mondo della scienza per individuare, segnalare e conservare la presenza femminile indagandone i presupposti scientifici ed epistemologici, va inquadrata come contributo alla realtà del nostro tempo.

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