L’autrice Pasqualina Mongillo

Pittrice e scultrice per passione, laureata in Filosofia con una tesi sul pensiero della complessità, studia e lavora come bibliotecaria presso il Dipartimento di Sociologia e Scienza della Politica dell’Università degli Studi di Salerno, specializzandosi in risorse digitali per l’e-learning ed archivi elettronici. Ha approfondito tematiche legate al ‘genere’, relative sia all’ambito lavorativo che a fenomeni migratori e alle pari opportunità. Ha pubblicato diversi saggi e curato alcune pubblicazioni tra cui Mobbing, un fatto come e perché, Salerno Università di Salerno 2003; Sessant’anni di diritto di voto alle donne: una conquista che continua, Salerno, Università di Salerno 2007. E’ stata vincitrice del Premio  FILEF Campania nel 1998 col saggio El tango es una cosa seria, pibe e nel 2004 col saggio Mondi in Campania. E’ caporedattore del periodico della Valle dell’Irno ‘Controcampo’. Un suo quadro ‘Maria di Vignadonica’ è stato scelto come cover per il volume a cura di Fiorenza Taricone e il CPO dell’Università di Cassino Libere tutte, liberi tutti: diritti umani e mutilazioni femminili, Cassino 2007. Il 12 dicembre 2006 i Soci dell’Accademia Pontaniana di Napoli, Carlo Sbordone e Riccardo Sersale, presentano una nota di Mongillo su Marussia che verrà pubblicata negli “Atti” (vol. LV, pp. 303-355). Un contributo di genere alla storia della scienza con una relazione su Maria Bakunin è presenta da Mongillo anche durante il VII programma Quadro di ricerca ‘Donne e Scienza’, Capo Miseno, Bacoli (NA). Il 23 febbraio 2007 nell’ambito dei Seminari di Storia della Chimica organizzati dal Dipartimento di Chimica dell’Università degli Studi di Roma La Sapienza (Dir. Prof. Luigi Campanella -Prof. Franco Felice Calascibetta) tiene una presentazione in ppt. sempre su Marussia. Il 22 settembre la l’estratto di Maria Bakunin viene presentato nell’ambito del XII Convegno Nazionale di Storia e fondamenti di Chimica a Firenze, Palazzo Strozzi (19, 20, 21 e 22 settembre 2007), pubblicata negli Annali dell’Accademia Nazionale delle Scienze detta dei XL, pp. 639-654. La biografia intellettuale di Maria Bakunin, la Signora della Chimica, è pubblicata nella Collana Scientifica dell’Ateneo salernitano per i tipi della Rubbettino nel 2008.

Natalina Zybrinsky

Zybrinsky intende l’arte come rivelazione del sé, come magico momento di una nascita. Il disegno e la pittura, le decorazioni e le sculture, la scrittura e la filosofia hanno da sempre occupato i suoi pensieri ed animato diverse attività. Sì, perché un’energia vitale colora i suoi paesaggi e le figure femminili che chiedono un’esistenza: come nasce un segno, dal piano della tela o dalla massa argillosa o dal foglio bianco, così si crea l’attesa per una figurazione che vuole essere rappresentata, per una forma che vuole essere finita, per una storia che vuole essere raccontata.

Zybrinsky esegue le indicazioni che provengono da questo percorso spontaneo: una colorazione del cielo, una espressione di un volto, un evento da ricordare insistono per essere fissati, attraverso di lei, nel quadro, nella ceramica, nel libro.

Zybrinsky si arrende all’estro e si immerge nell’arcobaleno, nella terra, nel mare, nell’anima. Mentre si adopera nell’esercizio delle tecniche, si realizza un divenire d’arte. Un pensiero della complessità attiene alle sue creazioni che non possono non essere diverse e molteplici.

I quadri, realizzati con più tecniche, sono qui presentati e distinti cronologicamente dagli anni settanta ad oggi e scandiscono la vita artistica di Zybrinsky, tra paesaggi surreali e figure femminili.
Le maioliche, sfiorando la tradizione, propongono nuove forme e soluzioni, rappresentando un ritorno all’infanzia ritrovata e l’attesa del futuro.
Le scritture, tra fiaba e racconto, tra saggi e cronaca, esprimono la consapevolezza di un presente vissuto pienamente.
La complessità degli interventi artistici traducono una personalità complessa che segue le proprie passioni e, facendole vivere, con esse gioisce.

Marie/Maree mostra di Pasqualina Mongillo

Libri. Poesia. Arte 32 Il Saggio Agosto 2010

L’artista ci accompagna lungo un itinerario artistico affascinante nel corso del quale si esprime con diverse tecniche, acquarelli, tempera, olio. acrilico, le maioliche, per esporre la sua spiritualità, con una pittura ricca di cromatismi e di espressione. Il mare, in tutte le sue sfumature di colore, una combinazione di segni e colori, il blu in particolare che rilascia un senso di eternità infinita, con la sua smisurata eco che ci conduce oltre l’orizzonte marino. La pittrice fa scorrere il “suo mare” di sensazioni registrandole liberamente, fondendole con i paesaggi marini che fa apparire sempre dissimili, ora pervasi da una atmosfera trasparente, ora un’ emozione palpitata nel suo animo muove il pennello su tratti più densi e la natura si mostra in un intreccio di mistero e di realtà, in un affresco di colori dalle differenti nuance: smeraldo, celeste, blu cobalto con riflessi dorati ne ”Mare a colori” e “Porto Cesareo”. Riesce ad evidenziare ogni colore, che a volte una come una carezza rendendo all’acqua una serenità desiderata, a volte lascia ondeggiare il nostro pensiero verso spazi lontani, catturando nelle sfumature cromatiche una luce debole che si arrende allo scorrere delle ore, nel dipinto “Mare rosa”. La suggestiva tela ”Mare profondo”, con il suo cielo pullulante di rosso, fuso alla profondità del blu, trasmette sensazioni cariche di passione. Nella sezione “Paesaggi femminili”, tratteggia figure di donne con corpi sinuosi, che come paesaggi silenziosi attendono e si lasciano scrutare, dai nostri occhi curiosi di andare oltre con la forza liberatoria sprigionata dalle figure dipinte. Con la serie delle “Marie”, interpreta una sacralità aurea dipingendo volti di madonne in un raccoglimento inviolabile.

Con le maioliche crea piccoli oggetti, animaletti, acquasantiere mostrando un’attenzione ai particolati, facendoli rivivere con la magia della sua arte. La mostra si è tenuta presso il Circolo Sociale di Penta “Maria Cristina Peluso Donadio” nel gennaio 2010 e a maggio 2010 presso l’Università degli Studi, arricchiti di due opere nuove, presso il Teatro di Ateneo con gli interventi di Rino Mele e di Vittorio Dini, riscuotendo notevole successo di pubblico e critica.