Maria Bakunin

Maria Bakunin (Krasnojarsk 1873 – Napoli 1960) la Signora, ma per gli amici Marussia, visse una densa e lunga esistenza contribuendo ai progressi della chimica moderna e all’emancipazione femminile. Figlia di Michail Bakunin, filosofo e agitatore del socialismo anarchico, divenne, giovanissima, ‘preparatore’ nei laboratori dell’ateneo napoletano e giunse presto alla laurea in chimica (1895) con una tesi sulla stereochimica. Presso l’Università di Napoli ottenne la Cattedra di chimica e il titolo di ‘professore emerito’. Nell’ambito della chimica applicata si dedicò alla descrizione della mappa geologica d’Italia, studiando in particolare gli scisti bituminosi ed ittiolitici che caratterizzano la catena dei Monti Picentini nel salernitano. Per le sue alte qualità scientifiche e morali, dimostrate in occasione dell’incendio dell’università napoletana da parte dei tedeschi durante la seconda guerra mondiale, Benedetto Croce la nominò Presidente dell’Accademia Pontaniana a Napoli. Ecco la sua straordinaria biografia intellettuale, dai molteplici percorsi, resi fluidi dal pensiero della complessità.

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Atti dell’Accademia Pontaniana
serendipity
la vita
il laboratorio chimico
la pietra nera, foriera di fuoco e di energia
la cultura scientifica
la formazione professionale
Maria, magistra vitae
Napoli: amore e odio
Marussia e l’Accademia Pontaniana
l’arcangelo dalla spada fiammeggiante
gli “uomini” di Marussia
alla ricerca delle madri..
i nostri limiti
lettera a Marussia

Rino Mele scrive “Maremadre di Pasqualina Mongillo”

Le colline e il mare sono i due elementi del paesaggio interiore di questa pittrice dall’ansia così giovane. Le colline sono corpi di donna arsi e teneri, il mare è l’anima del mondo verso cui tutto tende. Pasqualina Mongillo dipinge guardando dentro di sé, evocando una bellezza che tortura e che lei trattiene coi colori vivi di un paesaggio marino.

Anche quando sembra fermarsi alla misura del reale (come nella serie delle Maree: Porto Cesareo, Mare rosa, Mare nostrum, Mareprofondo) è sempre il suono di una nostalgia non detta a prevalere, i timbri esasperati di colori dolcissimi, le casette messe in fila a chiedere un abbraccio, come nel suo stupefatto Mare del Nord. La pittura di Lella (la chiamo anch’io così, per un attimo) tende a una razionale semplicità, vuol dire l’essenziale quasi accennando, sapendo che dipingere vuol dire mettere a confronto un’inaccessibile realtà con la sua interpretazione.

C’è una forte carica autobiografica nei suoi lavori, i Paesaggi femminili, ad esempio, che sembrano rabbrividire in una luce forte e predace: c’è sempre una distanza da superare, una parola ancora da rappresentare attraverso i colori, come in Verso l’isola in cui una scena apparentemente allegra, da music-hall, nasconde una strana sospensione del tempo, il tremore tenero dell’indicibile: che lei illustra con l’infinita attenzione che il gioco e il teatro pretendono.

Poi, la serie delle Marie, donne e madonne, il volto leggermente piegato ad aspettare un improvviso angelo. Per esse non c’è corpo, non misura del tempo, non colline contro l’affanno del mare.

Infine le fresche maioliche, sono oggetti creati per chiedere all’infanzia di tornare (una piccola lumaca, la miniatura di un presepe, animali da cortile che si rotolano, ma anche la dimensione drammatica di un’opera complessa come Gravità).

Infine, Pasqualina Mongillo non dipinge per farsi guardare ma per guardare, le sue piccole opere sono come gli occhi degli uccelli, guidano il volo.

Marie/Maree. Mostra di Pasqualina Mongillo – 2/8 gennaio 2010

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Progetto e realizzazione dell’allestimento/Setting Project

Manuela Baglivo, Diego Carmando, Davide Garofalo, Egeo Garofalo, Antonio Iannone, Alfa Vassallo, Nuccia Vassallo

Interventi di Raffaele Rinaldi  e Gaetano Avossa Centro Sociale M.C. Peluso Donadio Penta, Fisciano (Salerno), Giovanni Ricciardi e “Controcampo”

Per il catalogo si ringraziano Rino Mele per Il Mare-Madre, Annarita Borelli, Graziella Salvatore, Vittorio Dini -Direttore del Dipartimento di Sociologia e Scienza della Politica, Università degli Studi di Salerno-, Natalina Zybrinsky

Pasqualina Mongillo vive e lavora nell’area salernitana nutrendosi dei colori e del calore del mediterraneo. Personalità dai mille aspetti rivendica fortemente le sue radici picentine.

Come nella ricerca privilegia gli studi di genere, così nell’arte si esprime attraverso la simbologia del corpo femminile, realizzato con diverse tecniche (acquerelli, tempera, olio, acrilici, terracotta, maiolica, etc.). Per lei l’arte è un concetto semplice: è rivelazione del sé, magico momento di una nascita.

Il disegno e la pittura, le decorazioni e le sculture, la scrittura e la filosofia hanno da sempre occupato i suoi pensieri ed animato diverse attività.

Sì, perché un’energia vitale colora i suoi paesaggi e le figure femminili che chiedono un’esistenza: come nasce un segno, dal piano della tela o dalla massa argillosa o dal foglio bianco, così si crea l’attesa per una figurazione che vuole essere rappresentata, per una forma che vuole essere finita, per una storia che vuole essere raccontata. Come per incanto segue le pulsioni che provengono da questo percorso spontaneo: una colorazione del cielo, un’espressione di un volto, un evento da ricordare insistono per essere fissati, attraverso di lei, nel quadro, nella ceramica, nel libro.

Così si arrende all’estro e si immerge nell’arcobaleno, nella terra, nel mare, nell’anima.

V Convegno Società Italiana Storiche, Napoli 28/30 gennaio 2010. C’era Maria Bakunin.

La  Società Italiana delle Storiche, in collaborazione delle Università degli Studi di Napoli “Federico II” e “L’Orientale” e l’Università degli Studi di Salerno hanno organizzato a Napoli, nei giorni tra il 28 e il 30 gennaio 2010, il  V Congresso della Società Italiana delle Storiche “Nuove frontiere per la storia di genere”.

Tra gli altri, è stato presentato il PANEL: Donne e potere nel Mezzogiorno d’Italia tra età moderna ed età contemporanea, coordinato dalla prof.ssa Mirella Mafrici dell’Università di Salerno e così sintetizzato:

“Si parla tanto di storia di genere, di storia delle donne, ma la storiografia solo recentemente si è soffermata sul rapporto donne – politica dall’età medioevale in poi, e soprattutto nell’Italia settentrionale e centrale. Pertanto, è di grande interesse focalizzare l’attenzione sul Mezzogiorno d’Italia. La storia del Regno è anche una storia al femminile: regine, viceregine, caratterizzano e in alcuni casi dominano la scena politica nel corso dei secoli, accanto a donne che parteggiano per i Borbone o per Napoleone. Ma non sono poche anche le religiose, le giornaliste, le imprenditrici, che hanno avuto un ruolo politico nel Regno, facendo emergere aspetti diversi di una medesima realtà, la donna, in un contesto alquanto ampio, che abbraccia la storia socio-politica, ma anche la storia ecclesiastica, la storia letteraria, la storia economica, la storia della scienza. È indiscutibile che le donne abbiano avuto un determinato potere, maggiore o minore degli uomini, ma che tipo di potere e come lo hanno esercitato nei secoli? Ogni donna di potere non è una figura statica, è una figura dinamica, vive la sua esperienza tra luci ed ombre, che ne disegnano e ridisegnano il percorso, in contesti competitivi diversi, dalla corte al monastero, dalla feudalità alla borghesia. Un indubbio potere hanno esercitato anche esponenti di casate nobiliari, di grandi o piccole famiglie feudali, di enti religiosi, del mondo intellettuale ed economico: feudatarie, borghesi, filoborboniche o filofrancesi, badesse, valdesi, giornaliste, armatrici, scienziate, si muovono, infatti, nell’universo socio-economico del Regno e della sua capitale, notevole centro di cultura ma anche luogo di affari e di intrighi”.

La storia della scienza vede come protagonista a Napoli Maria Bakunin. A parlare di Lei è intervenuta Pasqualina Mongillo dell’ateneo salernitano.

“Maria Bakunin è una donna straordinaria, la cui vita combacia, da un lato, con l’affermazione della scienza moderna e, dall’altro, con la cultura napoletana della prima metà del Novecento. Figlia terzogenita del rivoluzionario e filosofo Michail e di Antossia Kwiatowoska, nacque nel 1873 in Siberia. Allevata – alla morte del padre – dalla madre a Napoli, luogo ideale per la realizzazione degli ideali anarchici di Michail, si laureò giovanissima in chimica pura con un lavoro sull’isomeria geometrica, sotto la guida di Agostino Oglialoro-Todaro – direttore dell’Istituto Chimico, di cui fu in seguito moglie e collaboratrice – ottenendo poi la cattedra di Chimica organica e applicata nell’Ateneo napoletano (1909). La sua casa accolse il dibattito scientifico e culturale della Napoli del tempo, anche nei drammatici momenti dell’occupazione tedesca nell’ultima guerra mondiale. Le sue qualità le valsero la designazione di Presidente dell’Accademia Pontaniana, su indicazione di Benedetto Croce. Una vita intensa, quella di Marussia, riconosciuta dai contemporanei, ma ‘nascosta’ ai posteri, forse proprio per la presenza degli illustri “uomini” che frequentava. Una storia “di genere”, dunque, nella storia particolare della chimica, che merita ormai di trovare una giusta collocazione nella storiografia”.

Premio 2009 de “Il Saggio” – Eboli – recensione di Antonio Capano

Analisi profonda e documentata di una delle più illustri studiose dell’università di Napoli. Figlia di Michail Bakunin, filosofo e sostenitore del socialismo anarchico, con la sua lunga vita ha scritto nuovi capitoli della chimica moderna ed ha contribuito attivamente alla emancipazione femminile. L’autrice parte da lontano soffermandosi sui primi passi della carriera della scienziata, sui suoi studi relativi agli scisti ittiolici dell’Italia meridionale e di Giffoni, sul suo esempio di donna e scienziata di fronte all’occupazione tedesca dell’università, che le valse l’acclamazione alla presidenza dell’Accademia Pontaniana, sul padre, sulla famiglia e sugli illustri colleghi e discepoli che ne hanno oscurato la memoria, più fedele al mondo maschile, sull’insegnamento della chimica anche negli Istituti medi, fino  a dibattere il profondo ed originale rapporto tra donne e scienza, basato, nella consapevolezza del limite, nel rispetto delle interdipendenze, nell’attenzione per le differenze, nell’intuito.