Come si rilegge la modernità. I modelli sociali della violenza contro le donne

Giovedì 21 maggio alle ore 11.00 si è tenuta, presso la Biblioteca del Dipartimento di Sociologia e Scienza della Politica dell’Università di Salerno, la presentazione del volume curato da Consuelo Corradi: I modelli sociali della violenza contro le donne. La giornata è stata coordinata dalla prof.ssa Giusy Cersosimo che ha sottolineato come dal ‘ pensiero della differenza’, così come si è caratterizzato il pensiero femminista, ci si aspetta un discorso di pace e non di violenza, ma la realtà contemporanea è afflitta, purtroppo, da realtà drammatiche come lo stupro, le molestie, le aggressioni.

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Il Direttore Prof. Vittorio Dini ha salutato i relatori affermando subito la necessità di un risarcimento della pena, della sua certezza ed immediatezza. Si incuriosisce per la copertina del volume che riporta un famoso quadro di Manet del 1862, Dejeneur sur l’herbe in cui una donna pasteggia tra i campi completamente nuda ma la qual cosa non sembra suscitare a nessuno alcun disagio.

Interviene Vitulia Ivone, giurista civilista, con una denuncia: ‘I giuristi non operano con la categoria del genere’. Un’affermazione che colora di eccentricità il Suo intervento ma anche quelli delle relazioni seguenti. Il Legislatore esprime legiferando il suo controllo. Nonostante la neutralità del diritto che non fa ‘questioni di genere’ il Legislatore esprime il suo controllo ma, non rivedendo le vecchie normazioni, spesso crea nuove norme che esprimono atti di riduzione rispetto al passato. Per il fenomeno della violenza si esigerebbe maggiore comprensione e di qui esprime la necessità di un Osservatorio di giuriste che, non da solo, possa sradicare questo dominio maschile come classe sociale.

Maria Pelizzari, storica della cultura e del genere, si pone sullo stesso piano trasversale di lettura del fenomeno ricordando che la violenza è un tema presente da sempre nella storia dell’umanità che vede le donne vittime di un sistema che le ha più volte rese schiave e silenti. Abusate dai diversi poteri, anche dai Tribunali dell’Inquisizione e dai controlli medici, accenna ad alcune ricerche ed archivi che testimoniano il clima di persecuzione che ha spesso soggiogato le donne.

L’intervento successivo riguarda un’esperienza sul territorio: il dott. Giovanni Pecoraro, ginecologo, giunto con il Primario di Ginecologia dott. Biagio Bianco della struttura ospedaliera Fucito di Mercato San Severino. La relazione riguardava alcuni casi di minori che hanno chiesto intervento medico. Già si sottolineava da parte del medico questa doppia violenza, anche da parte del tecnico che deve indagare ‘fisicamente’ in merito all’eventuale aggressione. Il controllo medico/fisico comporta un’ulteriore disagio degli operatori che interagiscono, nella propria esperienza, con altri referenti istituzionali, forze dell’ordine ed assistenti sociali.

A conferma delle difficoltà ma anche della necessità di competenze sempre più specialistiche si può intendere la relazione di Luciana Iosca, docente presso l’Istituto Suor Orsola Benincasa di Salerno ma anche responsabile di un Centro di accoglienza per donne maltrattate e minori. Oltre a rappresentare una memoria ‘storica’ delle esperienze sul campo salernitane e delle politiche di genere, la psicologa e terapeuta presenta una casistica che spesso non è coniugata con il degrado ambientale ma ‘oscuramente’ si delinea senza particolari condizioni. Testimonia la presenza di un’’analfabetismo emotivo’.

La presidente del Comitato Pari Opportunità dell’università Pasqualina Mongillo interviene in dettaglio sul volume presentato. In particolare evidenzia il complemento al titolo ‘Rileggere la violenza nella modernità’, che significa un aggiornamento della conoscenza scientifica (le spiegazioni tradizionali della violenza contro le donne -patriarcato e genere- non sono più sufficienti a spiegare da sole questo fenomeno) rispetto all’intreccio tra la violenza contro le donne e altri fenomeni della società italian. Il pregio di questo volume è proprio quello di rileggere la questione della violenza all’interno della modernità rivelando l’intreccio di almeno tre fattori: ricostruzione dell’identità in mancanza della quale sui afferma la violenza, esplicazione dei vari modelli. Il volume contiene una lettura quantitativa e qualitativa del fenomeno, con riflessioni sulle nozioni di amore e eros, la descrizione del panorama internazionale della ricerca, notizie sui servizi di aiuto alle vittime, ricerche sul campo da nord a sud. In particolare il saggio sull’amore negato raggela con la sua affermazione (realissima) della violenza come costante della storia dell’umanità ma anche come ormai strutturata nella quotidianità.

A conclusione degli interventi si inserisce Fiorenza Taricone, docente dell’Università di Cassino, oltre che presidente dell’Associazione Nazionale dei Comitati Pari Opportunità Universitari. Mostra come vi sia un ‘vuoto’ generazionale rispetto alle problematiche femminili per cui si dà per scontato tutta una seria di conquiste, di emancipazione e di liberazione delle donne. E’ in corso e va senz’altro sostenuta una ridefinizione dei concetti di mascolinità e di femminilità, anche se sembra che manchino ‘le parole per dirlo’. ‘è bisogno di un diverso paradigma, di riscrivere una storia della maternità, c’è bisogno di ‘ribelli’ contro la trappola politica caduta nello stereotipo. Tutto ciò per non diventare complici di un sistema perverso.

Consuelo Corradi sembra davvero entusiasta del dibattito che il volume da Lei curato ha sollecitato e conclude con una domanda alla quale rinvio tutti i lettori: Ma di chi è il corpo delle donne? Di chi lo abita? E …

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