la formazione professionale

Intanto l’esperienza di Maria diventava notevole in diversi settori. Il talento e le qualità Le fecero ottenere nel 1914 un incarico, da parte del Ministro Nitti, per studiare l’insegnamento professionale in Belgio e in Svizzera. Infatti la scienziata era anche un’attenta educatrice convinta che proprio l’educazione potesse garantire professionalità tale da assicurare sviluppo tecnico e culturale al Paese. La preparazione professionale diventava il dispositivo su cui agire per stimolare il Paese Italia affinché si allineasse ai più grandi Paesi europei.

Con entusiasmo si recò in questi Paesi che si mostravano professionalmente più evoluti. Nel suo resoconto illustrò le tipologie istituzionali di formazione professionale, con particolare attenzione all’insegnamento della chimica. Riscontrò insegnamenti distinti per i maschi e per le femmine. Lo scopo dei suoi studi  era quello di attivare in Italia gli stessi provvedimenti affinché le scuole italiane diventassero “il vero semenzaio” che avrebbe dato ricchezza al Paese. Nell’apprendimento sottolineava l’importanza della pratica affinché l’insegnamento non si riducesse a mera memorizzazione e per ottenere delle risposte concrete chiedeva al Ministero maggiore spazio, mezzi strumentali e una mentalità dei maestri più adatta. “La disoccupazione è sempre frutto dell’ignoraza dell’artefice”. A proposito dei mezzi finanziari che occorrevano: “saggia legge di Governo è quella che alla contribuzione voluta sostituisce la contribuzione forzata”. Si rivolgeva ad industriali, banchieri e proprietari. “Non voti, né mille preghiere, ma le tasse!”

la cultura scientifica

Le scoperte scientifiche di quel momento storico stimolarono l’interesse nazionale e nel 1902 si tenne il Primo Congresso Nazionale di Chimica Applicata. E’ l’anno della morte di Carlo Gambuzzi che si ammalò di polmonite, a causa di un temporale che lo aveva colto in occasione di uno sciopero a Roma. Moriva “un padre caro e affettuoso”. Tutta Napoli pianse per lui.

Marussia, intanto, approfondiva i suoi impegni. Nel 1904 studiò e descrisse la conoscenza di una classe di pigmenti, l’isolamento delle melanine in melanoma, la picrotossina, la morfina e la stricnina. Il metodo delle sue ricerche si sistematizzava, riportava la cronologia degli studi effettuati in argomento ma anche le sperimentazioni con trattamenti chimici differenti.

Nel 1905 Maria Bakunin diventò socia dell’Accademia Pontaniana.

Col tempo gli interessi scientifici di Maria si specificarono e si moltiplicarono. Venne il momento della chimica applicata. Il Ministero della Pubblica Istruzione qualche anno prima aveva incaricato gli scienziati di descrivere una mappa geologica del territorio nazionale. Maria scelse questa traccia di ricerca e visitò in più aree il territorio italiano studiandone le risorse naturali. Nel 1906 tra il 7 e 8 aprile Maria era con il marito tra gli osservatori dell’eruzione del Vesuvio con Bassani, Matilde Serao, Lugeon di Losanna, Abati, Amato e Kernot a Torre Annunziata, alle Ville Bifulco e De Siena. Analizzava i materiali espulsi e le ceneri. Visitava le sorgenti minerali della Valle di Pompei e le analizzava chimicamente e batteriologicamente sottolineandone le peculiarità e la qualità … “un’acqua carbonica-acidula-alcalina-ferrata-bicarbonata-calcica-magnesiaca”.

Intanto l’attività scientifica e di ricerca veniva completata da quella didattica. Infatti Marussia venne più volte incaricata all’insegnamento di chimica applicata presso la Scuola Politenica di Napoli, e poi gli anni successivi in Chimica tecnologica organica. Per diventare titolare di cattedra dovrà ancora aspettare qualche anno.

la pietra nera, foriera di fuoco e di energia

Tra il 1909 e il 1910  Maria Bakunin studiò gli scisti bituminosi nell’Italia meridionale. Gli scisti sono rocce metamorfiche che, nel caso di quelle bituminose, sono impregnate da prodotti originati dal petrolio. Il petrolio, trovandosi a contatto con l’aria, in parte si trasforma in idrocarburi e si volatilizza e in parte, essendo più pesante, si ossida e polimerizza producendo combinati con ossigeno e zolfo. La capacità di bruciare è una caratteristica di queste forme “viventi” che chiamiamo “biosfera”. La biosfera, al contatto con l’aria, brucia, fornendo ossido di carbonio. Il petrolio e i suoi derivati, dunque, hanno un’origine biologica.
Come si sono formate le rocce bituminose? Alle origini vi furono catastrofi e profonde trasformazioni della materia organica, di alghe microscopiche e plancton. Il seppellimento di tali detriti, attraverso la “sedimentazione”, avvenuta nel fondo dei mari in zone continentali, si trasformò, attraverso la pressione delle rocce e l’azione batterica, in “kerogene”, una sostanza simile al comune humus. In diversi milioni di anni le falde si sono trasformate e il kerogene si è decomposto producendo petrolio.

Nei primi anni del Novecento la scoperta di tali elementi parve agli studiosi come una possibilità di sfruttamento di risorse per una società che cominciava ad industrializzarsi. In particolare le rocce bituminose, di colore nero e di aspetto resinoso, furono considerate possibili sorgenti di petrolio “non convenzionali”, in quanto, col calore, diventano molli e hanno la proprietà di cementare pietre e detriti utili per la pavimentazione stradale. I bitumi, però, si trovano in giacimenti posti in profondità e quindi andava individuata precisamente la conformazione geografica dei luoghi che li conservavano  per procedere all’estrazione e alla lavorazione.

La ricerca di Marussia riguardò dapprima una ricognizione nella catena montuosa di Karvedel   traversata dalla Dolomia principale del Tirolo tra Seefeld e la valle dell’Inn. Già nell’800 era stata avviata l’estrazione di un olio chiamato Türsenol che, lavorato, forniva una sostanza medicamentosa: l’ittiolo. L’ittiolo, da ictuß (pesce) per indicare l’origine dei resti fossili, ha un utilizzo dermatologico e cura gli orzaioli.

La studiosa applicò questa esperienza dei giacimenti di ittiolo alla catena dei Monti Picentini presso il Comune di Giffoni Valle Piana.

Queste regioni montuose risalgono al Trias superiore, come già descritto dai suoi colleghi Costa e Bassani, e, inoltre, come accertò Maria, sono identiche a quelle del Tirolo a Seefeld. Gli strati picei (da pesci e da pece), che pensiamo diano il nome ai Picentini, afffioravano sui monti delle Valli del Mandridauro fino al Varco del Pistone e alla Valle del Cerasuolo. Maria descrisse il precedente scavo realizzato in più aree: Valle del Mandridauro, Vallone di Pietro Cuoco, Pettine.

Maria Bakunin lavorò per molti anni presso il Comune di Giffoni Valle Piana, come dimostrano le sue pubblicazioni e un documento risalente agli anni Trenta del secolo scorso. Negli anni 1911-1912-1913 si occupò, tra l’altro, della preparazione chimica del prodotto “ittiolo” estratto dalla miniera sita nel Comune di Giffoni, sviluppata poi dall’ing. Chomé. Da Giffoni proviene quella pietra nera che porta la segnatura originale ‘scisto bituminoso di Giffoni VallePiana’, donatami dal prof. Nicolaus e che è stata ispiratrice di queste scritture.

Maria Bakunin avviò lo sfruttamento dei giacimenti e fornì al Comune molte consulenze, invano: a Giffoni sono ricordati gli studiosi che vi parteciparono, tranne Lei, almeno fino ad ora. In seguito lo sfruttamento di tali oli dovette risultare troppo costoso rispetto ai benefìci ottenuti e per questo la miniera di ittiolo, dopo alcuni anni, fu chiusa e ancora oggi, resta abbandonata.

Mentre era impegnata negli studi di chimica applicata, fra teoria e sperimentazione, nel 1912, in seguito al superamento brillante di un concorso, Marussia diventò professore titolare della Cattedra di Chimica tecnologica Organica.

Proprio nel il biennio 1912-1913 venne organizzata durante il congresso romano la Sezione di chimica di Napoli. La Presidenza fu affidata a Piutti e vicepresidente fu Rebuffat. Con i consiglieri Forte, Galeotti e Moreschini, c’era Lei, Maria Bakunin, aiuto chimica generale e libero docente.

E’ del 1915 la memoria, pubblicata sui rendiconti dell’Accademia, che comprende le esperienze originali per stabilire le condizioni nelle quali gli acidi saturi si possono preparare dall’azione delle aldeidi, di sali e di anidridi. Tali osservazioni saranno riprese più tardi in occasione dello studio sul meccanismo della sintesi di Perkin-Oglialoro. La reazione di Perkin prevede che, fra un’aldeide aromatica e un sale di un acido organico in presenza di un’anidride, si ottengano acidi a-, b-insaturi. La studiosa riprese i contributi del 1878 di Agostino Oglialoro sottolineandone le intuizioni attribuite, invece e nonostante le proteste di Paternò, a Fittig e dimostrò che si stabiliscono delle reazioni di scambio e di equilibrio tra le anidridi e i sali di acidi differenti. Stabilì, inoltre, che tale reazione è favorita dalla presenza di sali.

Il meccanismo di Perkin intendeva ottenere in laboratorio la sintesi del chinino in modo da liberarsi dalle dipendenze delle piantagioni. L’esperimento fallì l’intento di sintetizzare il chinino. In compenso ottenne un inatteso color porpora capace di colorare i tessuti in maniera indelebile. Nasceva, così, l’era dei coloranti artificiali.

il laboratorio chimico

Maria Bakunin pubblicò già nel 1890 il primo contributo scientifico. Nel 1896 era tra i chimici italiani riuniti per festeggiare il 70° compleanno di Stanislao Cannizzaro a Roma presso l’Istituto Chimico di Via Panisperna. Nel 1900 risultò vincitrice di un premio in denaro sulla stereochimica, bandito dalla Accademia di Scienze fisiche e Matematiche al quale aveva concorso insieme con E. Erlenmeyer. Nel campo scientifico la chimica, che oggi si afferma come scienza della complessità, in quel momento storico, stava dismettendo le vesti alchemiche e acquistando rigore e metodo: in particolare la stereochimica andava affermandosi con la scoperta della isomeria geometrica. Gli esperimenti sulle sostanze si molteplicavano e certe regolarità inducevano a riflettere. Gli scienziati scoprirono che le proprietà delle sostanze non dipendevano solo dal tipo e del numero degli atomi, ma anche della maniera in cui erano disposti, così come avveniva nelle cristallizzazioni. Molteplici erano le combinazioni e la stereochimica si occupava proprio di queste molecole.

L’esordio di Maria in questo campo fu davvero rimarchevole se si tiene conto da un lato del contesto storico in cui la giovane donna si affermava e, dall’altro, del cambiamento di paradigma della conoscenza nell’era preindustriale. La modernità infatti giungeva ad invenzioni inconcepibili solo pochi anni prima, una molteplicità di scoperte di materiali e di tecnologie chiedevano incessantemente all’industria chimica nuove prestazioni. Una sperimentazione accentuata caratterizzò la prima fase operativa: attraverso l’analisi e la sintesi di parecchi composti, si procedeva alla scoperta di nuovi elementi e all’offerta di vari prodotti.

Gli studi della prof.ssa Bakunin riguardarono gli acidi fenilnitrocinnamici e i loro isomeri stereometrici, le isomerie geometriche di acidi nitrocinnamici e ossicinnamici.

In particolare Marussia introdusse un metodo originale per realizzare la ciclizzazione (disidratazione) utilizzando l’anidride fosforica dispersa in un solvente. Chiarì anche il meccanismo della disidratazione a indoni degli acidi cinnamici sostituiti, dimostrando che la reazione “decorre” attraverso la formazione di anidridi. Da qui dimostrò la struttura di numerosi indoni sintetizzati. In particolare l’azione condensante dell’anidride fosforica permise di sostituire la “drastica” tecnica di sostanze reagenti con quelle dell’utilizzo di un solvente che permetteva il controllo della temperatura ottimale. Il metodo nuovo dell’azione dell’anidride fosforica veniva usato da Maria per la “sintetizzazione” degli eteri fenolici di acidi diversi. Lo stesso metodo fu usato, in seguito, in Inghilterra, per preparare l’aspirina. Marussia si concentrava negli studi e la realtà, fra le sue mani, diventava un laboratorio di chimica, descrisse i processi di condensazione, in presenza di metalli e dei loro cloruri, fra alogenuri e aromatici e fenoli o ammine, giungendo alla preparazione, con migliori rendimenti, di conosciute o nuove sostanze come il b-benzilnaftolo, la benzilresorcina, la benzilpirocatechina. Lavorò nel campo degli eterociclici indolici, sulla sintesi del nucleo indolico.

Facendo propria la convinzione che la natura non manifestava i suoi segreti nascosti se non “costretta” dall’arte della sperimentazione, svolse intorno al 1911 interessanti indagini di natura fotochimica sugli acidi cinnamici. Attraverso i raggi ultravioletti riuscì a trasformare alcuni stereoisomeri “ordinari” in “alloisomeri” più attivi. Nello stesso anno ebbe a che fare con sostanze pericolose come la nitroglicerina, che esplodeva per semplice percussione e nel laboratorio, sempre aperto agli studenti, si sentivano detonazioni alternate a risa e applausi.

la vita

Maria Bakunin nacque il 2 febbraio 1873 a Krasnojarsk, importante città della Siberia, come testimoniato dal certificato di battesimo della Parrocchia Collegiata di Santa Maria Arona di Berna. Terzogenita, figlia del rivoluzionario e filosofo Michail e di Antossia Kviatovoska, figlia di Zaverio, deportato politico polacco.

Il loro fu un matrimonio “nichilista”, come tra fratello e sorella, a causa sia della notevole differenza di età, sia per la vita randagia condotta dall’agitatore anarchico impegnato a fomentare rivoluzioni in tutto il mondo. Abbiamo seguito le sue vicende fino al falansterio comunitario della Baronata a Locarno. Qui, in questa proprietà offertagli dal compagno Carlo Cafiero, fu ambientato gran parte del romanzo scritto da Riccardo Bacchelli, Il Diavolo al Pontelungo. Da una testimonianza diretta dell’ultimo dei superstiti delle congiure bolognesi conosciamo la mamma di Maria, Antossia (entrambe erano chiamate con un vezzo Antossia e Marussia).

“Era alta, formosa, piuttoso lenta. Aveva occhi intelligenti e chiari, dallo sguardo onesto e amichevole. Aveva vita di orientale, troppo sottile, che aggravata dall’opulenza del seno e delle anche, induce nelle mosse femminili una fragilità languida e pieghevole, voluttuaria […] era donna che ispirava piuttosto il rispetto e la fiducia che non il desiderio. Non era di grande nascita né di molta istruzione, ma di nativa finezza, dignità e penetrazione […]Forse non era neppure anarchica. Condotta dalla sorte, ch’ella conosceva e alla quale non si ribellava mai, al contrario di Bakunin che le si ribellava sempre senza conoscerla mai”. Ancora notizie: “Bakùnin, in anni posteriori, aveva avuto prole da un’altra donna. Era stato un amore breve troncato dalla morte. Anche l’età aveva facilitato la missione di Antonia verso i figliastri. Diceva a volte che se mai ci fu donna che potesse dirsi fortunata, era lei. Bakùnin la considerava e l’ammirava come la miglior parte della sua vita ”.
In questo romanzo, per un momento, appare Marussia sulla gambe della madre. Nel capitolo VI Ingresso in villa…”I ragazzi erano andati innanzi a piedi. La bimba piccola stava sulle ginocchia di Antonia”.

Maria, infatti, era la terzogenita, dopo Carlo e Sofia.

Quando Michail, pochi anni dopo, ormai vecchio e malandato, morì a Berna, la famigliola fu costretta a trovare una nuova sistemazione. Antossia scelse Napoli, e Carlo Gambuzzi.
Napoli era la città prediletta dall’appassionato anarchico perché per lui era il luogo dove meglio potevano realizzarsi gli ideali anarchici. E Carlo, Carlo Gambuzzi, avvocato socialista e compagno di Michail Bakunin, accolse e prese su di sé, come già aveva fatto per la famiglia paterna, il peso di questi destini. Dall’unione di Carlo e Antonia nacque Tatiana.

Tra Capodimonte e Napoli, tra ideali di libertà e stimoli intellettuali, Maria ebbe una vita agiata e “potè ricevere una educazione di rango elevato: quella educazione distaccata che potenzia il controllo di se stessi […]”. Frequentò, insieme ai fratelli, il Liceo Umberto. Carlo divenne ingegnere minerario e si trasferì in Argentina. Ebbe tre figli: Luigi, Giovanna e Michele; Sofia si diplomò e sposò Giuseppe Caccioppoli, dal quale ebbe Renato, il famoso matematico napoletano, e Michele. Tatiana Gambuzzi si sposò in Polonia dove si trasferì ed ebbe Danko e Lula.

Maria rivelò un carattere forte e generoso sin da giovinetta. R. A. Nicolaus descrive alcuni significativi annedoti: quando, passeggiando per via Toledo in calesse con i fratellini, riuscì a domare il cavallo improvvisamente imbizzarrito o quando, caduta la sorellina Tatiana in un pozzo di Capodimonte, si fece calare essa stessa nel pozzo riuscendo ad afferrarla per i capelli.

La morte della madre, avvenuta nel 1887 a S. Giorgio a Cremano, mentre Carlo si era appena diplomato e Lei si avviava agli studi superiori, contribuì a rafforzare la sua determinazione. Antonia morì troppo presto per vedere la figlia che ottenne, subito, importanti successi: divenne “preparatore” presso l’Istituto di Chimica di Napoli sin dal 1890. Si laureò nel 1895, giovanissima, in chimica pura con un lavoro sulla isomeria geometrica, sotto la guida di Agostino Oglialoro-Todaro, chimico, nonché Direttore dell’Istituto Chimico, di cui doveva, in seguito, divenire moglie e collaboratrice.

serendipity

Una serie di coincidenze, in un lasso di tempo brevissimo, poche ore, avevano calamitato la mia attenzione sulla sua vicenda personale.

Chi era M. Bakunin che, insieme a Matilde Serao, si trovava fra gli osservatori dell’eruzione del Vesuvio del 1906? Non poteva essere il famoso filosofo socialista anarchico Michail, pensatore della rivoluzione, oggetto dei miei studi giovanili, che era scomparso nel 1876!

Chi era l’instancabile Marussia che aveva lavorato proprio a Giffoni Valle Piana, il mio paese di nascita, per lo sfruttamento della miniera di ittiolo, come documentava un verbale ingiallito ritrovato da una funzionaria, per caso, nello stesso giorno, presso il Comune di Giffoni Valle Piana?

Approfondendo le informazioni avevo trovato su di Lei poche righe in qualche enciclopedia e, solo poi, affidandomi ad internet, era venuta fuori la commemorazione di Rodolfo Nicolaus.

Lei, proprio Lei, finalmente, e su queste tracce ho avviato la mia ricerca, presa da un impeto inatteso e da una continua emozione per i luoghi e per i fatti che andavo a riscoprire, a vivificare.

Atti dell’Accademia Pontaniana, vol. LV, seduta del 14 dicembre 2006

Marussia

Nota della Dottoressa Pasqualina Mongillo

Presentata dai Soci Carlo Sbordone e Riccardo Sersale

Sognando la rivoluzione scopro la scienza

A via Mezzocannone, 10 vi è una delle entrate dell’ateneo napoletano che porta alla Società Reale e all’Accademia Pontaniana. Giungere all’antico e maestoso portale significa tuffarsi nei secoli di storia e di cultura napoletana ed italiana.

– Accademia Pontaniana?

– Secondo piano- e, con Davide G., compagno di avventura, percorriamo le ampie scalinate di pietra inarcate dal frequente uso.

La Chiesa del Gesù fa da spartiacque tra i due cortili. Noi siamo in quello ampio del Salvatore con le statue di illustri pensatori. Molti giovani, in silenzioso raccoglimento, vanno e vengono, così da secoli, concentrati sulla prova di studio che li aspetta.

Suoniamo il campanello dell’Accademia.

La Pontaniana è la più antica delle Accademie italiane. Frutto di numerose sovrapposizioni storiche ed achitettoniche, essa ha accumulato tanta storia da intimorire qualsiasi osservatore. Più volte distrutta e risorta, come un mito, prima alfonsina, poi pontaniana, contiene, a tutt’oggi un ricchissimo patrimonio bibliografico.

Ci aprono.

Riusciamo ad avanzare appena di un passo, quel tanto per varcare la soglia. Gli ampi locali ci accolgono in una luce diffusa. Scaffali di legno antichi contengono libri, oggetti di desiderio.

Con me porto gelosamente la lettera di autorizzazione per l’accesso al patrimonio bibliografico a firma del professore Rodolfo Alessandro Nicolaus, il nostro Virgilio, e con la lettera, il famoso chimico e cordiale professore mi ha donato quella pietra nera, foriera di fuoco e di energia.

­- Signor Iacomino? Ho una richiesta di accesso ai fondi librari  del professor Nicolaus – . Il nome è un lasciapassare.

Iacomino, curatore dei fondi della pontaniana, ci fa entrare, avvia le ricerche e ci guida alla Società Reale …..- Buongiorno! –

La dott.ssa Badessa! Citata da Nicolaus … nel mio immaginario, l’avevo pensata come una rigorosa e burbera bibliotecaria ed invece… è lì, giovane e leggera, quasi come se mi stesse aspettando. Ci mostra quei luoghi: la stanza dove studiava Benedetto Croce, un ampio salone, primo nucleo risalente ai Gesuiti, l’Aula “minor” e… la finestra che affaccia su di un cortile dove vagabondano dei gatti.

– Noi siamo qui non solo per le ricerche bibliografiche. Il prof. Nicolaus ci ha detto che, qualche anno fa, ha donato alla Società reale un ritratto che La raffigura. Vorremmo poterlo vedere e fotografare, se è possibile.

E la dott.ssa Badessa ci informa: – Certo, l’abbiamo, però, impacchettato e riposto, per via dei lavori di ristritturazione. Se pazientate un attimo, andiamo a prenderlo.

Così, nelle stanze dell’accademia, insieme a noi, sembra tornare ad “aleggiare” uno spirito protettore che prelude nuove scoperte e rinnovati entusiasmi.

Davide si offre volontario per salire sull’apposita scaletta e raggiungere lo scaffale in alto dove giace, impacchettato, il ritratto ad olio. Lo passa a Badessa.

Badessa lo tiene in braccio quasi per proteggerlo, poi, con lentezza, lo libera dalla carta di giornale.

…eccola…

mariabakunin_ritratto La riproduzione senza consenso di questa immagine è consigliata, ma l’appropriazione vietata

Maria Bakunin, la Signora, ma per gli amici, ed ora anche per noi, Marussia.

Il primo piano ritrae una donna ancora giovane nel rigore dello sguardo scuro ed intenso, che accenna ad un lieve sorriso, rassicurante. Il quadro è dipinto ad olio, i capelli sono raccolti sulla nuca e l’abito è nero, il suo volto luminoso, i nostri volti commossi.

E’ una rivelazione: abbiamo dato un volto ad un nome che, con la sua intensa esistenza, ha solcato un recente passato e che, all’improvviso, è venuta ad intercalarsi nella mia vita, con forza. Ed ora, attraverso la ricerca, collaboriamo al Suo ritorno alla vita, La sottraiamo per un momento all’oblìo, recuperiamo e affidiamo una donna importante all’eternità.