L’autrice Pasqualina Mongillo

Pittrice e scultrice per passione, laureata in Filosofia con una tesi sul pensiero della complessità, studia e lavora come bibliotecaria presso il Dipartimento di Sociologia e Scienza della Politica dell’Università degli Studi di Salerno, specializzandosi in risorse digitali per l’e-learning ed archivi elettronici. Ha approfondito tematiche legate al ‘genere’, relative sia all’ambito lavorativo che a fenomeni migratori e alle pari opportunità. Ha pubblicato diversi saggi e curato alcune pubblicazioni tra cui Mobbing, un fatto come e perché, Salerno Università di Salerno 2003; Sessant’anni di diritto di voto alle donne: una conquista che continua, Salerno, Università di Salerno 2007. E’ stata vincitrice del Premio  FILEF Campania nel 1998 col saggio El tango es una cosa seria, pibe e nel 2004 col saggio Mondi in Campania. E’ caporedattore del periodico della Valle dell’Irno ‘Controcampo’. Un suo quadro ‘Maria di Vignadonica’ è stato scelto come cover per il volume a cura di Fiorenza Taricone e il CPO dell’Università di Cassino Libere tutte, liberi tutti: diritti umani e mutilazioni femminili, Cassino 2007. Il 12 dicembre 2006 i Soci dell’Accademia Pontaniana di Napoli, Carlo Sbordone e Riccardo Sersale, presentano una nota di Mongillo su Marussia che verrà pubblicata negli “Atti” (vol. LV, pp. 303-355). Un contributo di genere alla storia della scienza con una relazione su Maria Bakunin è presenta da Mongillo anche durante il VII programma Quadro di ricerca ‘Donne e Scienza’, Capo Miseno, Bacoli (NA). Il 23 febbraio 2007 nell’ambito dei Seminari di Storia della Chimica organizzati dal Dipartimento di Chimica dell’Università degli Studi di Roma La Sapienza (Dir. Prof. Luigi Campanella -Prof. Franco Felice Calascibetta) tiene una presentazione in ppt. sempre su Marussia. Il 22 settembre la l’estratto di Maria Bakunin viene presentato nell’ambito del XII Convegno Nazionale di Storia e fondamenti di Chimica a Firenze, Palazzo Strozzi (19, 20, 21 e 22 settembre 2007), pubblicata negli Annali dell’Accademia Nazionale delle Scienze detta dei XL, pp. 639-654. La biografia intellettuale di Maria Bakunin, la Signora della Chimica, è pubblicata nella Collana Scientifica dell’Ateneo salernitano per i tipi della Rubbettino nel 2008.

Natalina Zybrinsky

Zybrinsky intende l’arte come rivelazione del sé, come magico momento di una nascita. Il disegno e la pittura, le decorazioni e le sculture, la scrittura e la filosofia hanno da sempre occupato i suoi pensieri ed animato diverse attività. Sì, perché un’energia vitale colora i suoi paesaggi e le figure femminili che chiedono un’esistenza: come nasce un segno, dal piano della tela o dalla massa argillosa o dal foglio bianco, così si crea l’attesa per una figurazione che vuole essere rappresentata, per una forma che vuole essere finita, per una storia che vuole essere raccontata.

Zybrinsky esegue le indicazioni che provengono da questo percorso spontaneo: una colorazione del cielo, una espressione di un volto, un evento da ricordare insistono per essere fissati, attraverso di lei, nel quadro, nella ceramica, nel libro.

Zybrinsky si arrende all’estro e si immerge nell’arcobaleno, nella terra, nel mare, nell’anima. Mentre si adopera nell’esercizio delle tecniche, si realizza un divenire d’arte. Un pensiero della complessità attiene alle sue creazioni che non possono non essere diverse e molteplici.

I quadri, realizzati con più tecniche, sono qui presentati e distinti cronologicamente dagli anni settanta ad oggi e scandiscono la vita artistica di Zybrinsky, tra paesaggi surreali e figure femminili.
Le maioliche, sfiorando la tradizione, propongono nuove forme e soluzioni, rappresentando un ritorno all’infanzia ritrovata e l’attesa del futuro.
Le scritture, tra fiaba e racconto, tra saggi e cronaca, esprimono la consapevolezza di un presente vissuto pienamente.
La complessità degli interventi artistici traducono una personalità complessa che segue le proprie passioni e, facendole vivere, con esse gioisce.

Marie/Maree mostra di Pasqualina Mongillo

Libri. Poesia. Arte 32 Il Saggio Agosto 2010

L’artista ci accompagna lungo un itinerario artistico affascinante nel corso del quale si esprime con diverse tecniche, acquarelli, tempera, olio. acrilico, le maioliche, per esporre la sua spiritualità, con una pittura ricca di cromatismi e di espressione. Il mare, in tutte le sue sfumature di colore, una combinazione di segni e colori, il blu in particolare che rilascia un senso di eternità infinita, con la sua smisurata eco che ci conduce oltre l’orizzonte marino. La pittrice fa scorrere il “suo mare” di sensazioni registrandole liberamente, fondendole con i paesaggi marini che fa apparire sempre dissimili, ora pervasi da una atmosfera trasparente, ora un’ emozione palpitata nel suo animo muove il pennello su tratti più densi e la natura si mostra in un intreccio di mistero e di realtà, in un affresco di colori dalle differenti nuance: smeraldo, celeste, blu cobalto con riflessi dorati ne ”Mare a colori” e “Porto Cesareo”. Riesce ad evidenziare ogni colore, che a volte una come una carezza rendendo all’acqua una serenità desiderata, a volte lascia ondeggiare il nostro pensiero verso spazi lontani, catturando nelle sfumature cromatiche una luce debole che si arrende allo scorrere delle ore, nel dipinto “Mare rosa”. La suggestiva tela ”Mare profondo”, con il suo cielo pullulante di rosso, fuso alla profondità del blu, trasmette sensazioni cariche di passione. Nella sezione “Paesaggi femminili”, tratteggia figure di donne con corpi sinuosi, che come paesaggi silenziosi attendono e si lasciano scrutare, dai nostri occhi curiosi di andare oltre con la forza liberatoria sprigionata dalle figure dipinte. Con la serie delle “Marie”, interpreta una sacralità aurea dipingendo volti di madonne in un raccoglimento inviolabile.

Con le maioliche crea piccoli oggetti, animaletti, acquasantiere mostrando un’attenzione ai particolati, facendoli rivivere con la magia della sua arte. La mostra si è tenuta presso il Circolo Sociale di Penta “Maria Cristina Peluso Donadio” nel gennaio 2010 e a maggio 2010 presso l’Università degli Studi, arricchiti di due opere nuove, presso il Teatro di Ateneo con gli interventi di Rino Mele e di Vittorio Dini, riscuotendo notevole successo di pubblico e critica.

Maria Bakunin

Maria Bakunin (Krasnojarsk 1873 – Napoli 1960) la Signora, ma per gli amici Marussia, visse una densa e lunga esistenza contribuendo ai progressi della chimica moderna e all’emancipazione femminile. Figlia di Michail Bakunin, filosofo e agitatore del socialismo anarchico, divenne, giovanissima, ‘preparatore’ nei laboratori dell’ateneo napoletano e giunse presto alla laurea in chimica (1895) con una tesi sulla stereochimica. Presso l’Università di Napoli ottenne la Cattedra di chimica e il titolo di ‘professore emerito’. Nell’ambito della chimica applicata si dedicò alla descrizione della mappa geologica d’Italia, studiando in particolare gli scisti bituminosi ed ittiolitici che caratterizzano la catena dei Monti Picentini nel salernitano. Per le sue alte qualità scientifiche e morali, dimostrate in occasione dell’incendio dell’università napoletana da parte dei tedeschi durante la seconda guerra mondiale, Benedetto Croce la nominò Presidente dell’Accademia Pontaniana a Napoli. Ecco la sua straordinaria biografia intellettuale, dai molteplici percorsi, resi fluidi dal pensiero della complessità.

mariabakunin_foto

 

Atti dell’Accademia Pontaniana
serendipity
la vita
il laboratorio chimico
la pietra nera, foriera di fuoco e di energia
la cultura scientifica
la formazione professionale
Maria, magistra vitae
Napoli: amore e odio
Marussia e l’Accademia Pontaniana
l’arcangelo dalla spada fiammeggiante
gli “uomini” di Marussia
alla ricerca delle madri..
i nostri limiti
lettera a Marussia

Rino Mele scrive “Maremadre di Pasqualina Mongillo”

Le colline e il mare sono i due elementi del paesaggio interiore di questa pittrice dall’ansia così giovane. Le colline sono corpi di donna arsi e teneri, il mare è l’anima del mondo verso cui tutto tende. Pasqualina Mongillo dipinge guardando dentro di sé, evocando una bellezza che tortura e che lei trattiene coi colori vivi di un paesaggio marino.

Anche quando sembra fermarsi alla misura del reale (come nella serie delle Maree: Porto Cesareo, Mare rosa, Mare nostrum, Mareprofondo) è sempre il suono di una nostalgia non detta a prevalere, i timbri esasperati di colori dolcissimi, le casette messe in fila a chiedere un abbraccio, come nel suo stupefatto Mare del Nord. La pittura di Lella (la chiamo anch’io così, per un attimo) tende a una razionale semplicità, vuol dire l’essenziale quasi accennando, sapendo che dipingere vuol dire mettere a confronto un’inaccessibile realtà con la sua interpretazione.

C’è una forte carica autobiografica nei suoi lavori, i Paesaggi femminili, ad esempio, che sembrano rabbrividire in una luce forte e predace: c’è sempre una distanza da superare, una parola ancora da rappresentare attraverso i colori, come in Verso l’isola in cui una scena apparentemente allegra, da music-hall, nasconde una strana sospensione del tempo, il tremore tenero dell’indicibile: che lei illustra con l’infinita attenzione che il gioco e il teatro pretendono.

Poi, la serie delle Marie, donne e madonne, il volto leggermente piegato ad aspettare un improvviso angelo. Per esse non c’è corpo, non misura del tempo, non colline contro l’affanno del mare.

Infine le fresche maioliche, sono oggetti creati per chiedere all’infanzia di tornare (una piccola lumaca, la miniatura di un presepe, animali da cortile che si rotolano, ma anche la dimensione drammatica di un’opera complessa come Gravità).

Infine, Pasqualina Mongillo non dipinge per farsi guardare ma per guardare, le sue piccole opere sono come gli occhi degli uccelli, guidano il volo.

Marie/Maree. Mostra di Pasqualina Mongillo – 2/8 gennaio 2010

mariemareecopertina

Progetto e realizzazione dell’allestimento/Setting Project

Manuela Baglivo, Diego Carmando, Davide Garofalo, Egeo Garofalo, Antonio Iannone, Alfa Vassallo, Nuccia Vassallo

Interventi di Raffaele Rinaldi  e Gaetano Avossa Centro Sociale M.C. Peluso Donadio Penta, Fisciano (Salerno), Giovanni Ricciardi e “Controcampo”

Per il catalogo si ringraziano Rino Mele per Il Mare-Madre, Annarita Borelli, Graziella Salvatore, Vittorio Dini -Direttore del Dipartimento di Sociologia e Scienza della Politica, Università degli Studi di Salerno-, Natalina Zybrinsky

Pasqualina Mongillo vive e lavora nell’area salernitana nutrendosi dei colori e del calore del mediterraneo. Personalità dai mille aspetti rivendica fortemente le sue radici picentine.

Come nella ricerca privilegia gli studi di genere, così nell’arte si esprime attraverso la simbologia del corpo femminile, realizzato con diverse tecniche (acquerelli, tempera, olio, acrilici, terracotta, maiolica, etc.). Per lei l’arte è un concetto semplice: è rivelazione del sé, magico momento di una nascita.

Il disegno e la pittura, le decorazioni e le sculture, la scrittura e la filosofia hanno da sempre occupato i suoi pensieri ed animato diverse attività.

Sì, perché un’energia vitale colora i suoi paesaggi e le figure femminili che chiedono un’esistenza: come nasce un segno, dal piano della tela o dalla massa argillosa o dal foglio bianco, così si crea l’attesa per una figurazione che vuole essere rappresentata, per una forma che vuole essere finita, per una storia che vuole essere raccontata. Come per incanto segue le pulsioni che provengono da questo percorso spontaneo: una colorazione del cielo, un’espressione di un volto, un evento da ricordare insistono per essere fissati, attraverso di lei, nel quadro, nella ceramica, nel libro.

Così si arrende all’estro e si immerge nell’arcobaleno, nella terra, nel mare, nell’anima.

V Convegno Società Italiana Storiche, Napoli 28/30 gennaio 2010. C’era Maria Bakunin.

La  Società Italiana delle Storiche, in collaborazione delle Università degli Studi di Napoli “Federico II” e “L’Orientale” e l’Università degli Studi di Salerno hanno organizzato a Napoli, nei giorni tra il 28 e il 30 gennaio 2010, il  V Congresso della Società Italiana delle Storiche “Nuove frontiere per la storia di genere”.

Tra gli altri, è stato presentato il PANEL: Donne e potere nel Mezzogiorno d’Italia tra età moderna ed età contemporanea, coordinato dalla prof.ssa Mirella Mafrici dell’Università di Salerno e così sintetizzato:

“Si parla tanto di storia di genere, di storia delle donne, ma la storiografia solo recentemente si è soffermata sul rapporto donne – politica dall’età medioevale in poi, e soprattutto nell’Italia settentrionale e centrale. Pertanto, è di grande interesse focalizzare l’attenzione sul Mezzogiorno d’Italia. La storia del Regno è anche una storia al femminile: regine, viceregine, caratterizzano e in alcuni casi dominano la scena politica nel corso dei secoli, accanto a donne che parteggiano per i Borbone o per Napoleone. Ma non sono poche anche le religiose, le giornaliste, le imprenditrici, che hanno avuto un ruolo politico nel Regno, facendo emergere aspetti diversi di una medesima realtà, la donna, in un contesto alquanto ampio, che abbraccia la storia socio-politica, ma anche la storia ecclesiastica, la storia letteraria, la storia economica, la storia della scienza. È indiscutibile che le donne abbiano avuto un determinato potere, maggiore o minore degli uomini, ma che tipo di potere e come lo hanno esercitato nei secoli? Ogni donna di potere non è una figura statica, è una figura dinamica, vive la sua esperienza tra luci ed ombre, che ne disegnano e ridisegnano il percorso, in contesti competitivi diversi, dalla corte al monastero, dalla feudalità alla borghesia. Un indubbio potere hanno esercitato anche esponenti di casate nobiliari, di grandi o piccole famiglie feudali, di enti religiosi, del mondo intellettuale ed economico: feudatarie, borghesi, filoborboniche o filofrancesi, badesse, valdesi, giornaliste, armatrici, scienziate, si muovono, infatti, nell’universo socio-economico del Regno e della sua capitale, notevole centro di cultura ma anche luogo di affari e di intrighi”.

La storia della scienza vede come protagonista a Napoli Maria Bakunin. A parlare di Lei è intervenuta Pasqualina Mongillo dell’ateneo salernitano.

“Maria Bakunin è una donna straordinaria, la cui vita combacia, da un lato, con l’affermazione della scienza moderna e, dall’altro, con la cultura napoletana della prima metà del Novecento. Figlia terzogenita del rivoluzionario e filosofo Michail e di Antossia Kwiatowoska, nacque nel 1873 in Siberia. Allevata – alla morte del padre – dalla madre a Napoli, luogo ideale per la realizzazione degli ideali anarchici di Michail, si laureò giovanissima in chimica pura con un lavoro sull’isomeria geometrica, sotto la guida di Agostino Oglialoro-Todaro – direttore dell’Istituto Chimico, di cui fu in seguito moglie e collaboratrice – ottenendo poi la cattedra di Chimica organica e applicata nell’Ateneo napoletano (1909). La sua casa accolse il dibattito scientifico e culturale della Napoli del tempo, anche nei drammatici momenti dell’occupazione tedesca nell’ultima guerra mondiale. Le sue qualità le valsero la designazione di Presidente dell’Accademia Pontaniana, su indicazione di Benedetto Croce. Una vita intensa, quella di Marussia, riconosciuta dai contemporanei, ma ‘nascosta’ ai posteri, forse proprio per la presenza degli illustri “uomini” che frequentava. Una storia “di genere”, dunque, nella storia particolare della chimica, che merita ormai di trovare una giusta collocazione nella storiografia”.

Premio 2009 de “Il Saggio” – Eboli – recensione di Antonio Capano

Analisi profonda e documentata di una delle più illustri studiose dell’università di Napoli. Figlia di Michail Bakunin, filosofo e sostenitore del socialismo anarchico, con la sua lunga vita ha scritto nuovi capitoli della chimica moderna ed ha contribuito attivamente alla emancipazione femminile. L’autrice parte da lontano soffermandosi sui primi passi della carriera della scienziata, sui suoi studi relativi agli scisti ittiolici dell’Italia meridionale e di Giffoni, sul suo esempio di donna e scienziata di fronte all’occupazione tedesca dell’università, che le valse l’acclamazione alla presidenza dell’Accademia Pontaniana, sul padre, sulla famiglia e sugli illustri colleghi e discepoli che ne hanno oscurato la memoria, più fedele al mondo maschile, sull’insegnamento della chimica anche negli Istituti medi, fino  a dibattere il profondo ed originale rapporto tra donne e scienza, basato, nella consapevolezza del limite, nel rispetto delle interdipendenze, nell’attenzione per le differenze, nell’intuito.

Primo Premio Saggistica “Il Paese delle donne” 2009

Il 12 dicembre 2009 dalle ore 17:00 alle ore 19:00 a Roma, presso la Casa Internazionale delle Donne in Via della Lungara 19, si è tenuta la premiazione de “Il Paese delle donne” 2009. Questo premio racconta l’avventura di una progettualità femminile che oggi compie 10 anni. Sono contemplate diverse sezioni: poesia edita ed inedita, saggistica, narrativa, tesi di laurea, arti visive e nuovi media, redazione. Con grandissima soddisfazione il primo premio della sezione saggistica è stato vinto da Pasqualina Mongillo, con il suo libro su Marussia Bakunin. La recensione è di Maria Paola Fiorensoli (il foglio de “Il Paese delle donne” n. 2/2009, pp. 61-62):

“Marussia Bakunin portava un nome ingombrante: Bakunin. Era la figlia di Michail Alexandrovic Bakunin. […] È indubitabile che un simile padre lasci il segno, specie se vissuto da lontano in un coacervo di sentimenti contraddittori, nei quali l’unica certezza è l’affetto. La figlia riparò da quella tempesta; evase la missione rivoluzionaria che aveva reso la dottrina paterna dello Stato lo spartiacque tra il socialismo del XIX e del XX secolo; alimentò altre priorità dal lottare costantemente contro ogni tipo di schiavitù, in nome di una libertà da raggiungere, tutti e tutte, indissolubile da tutti i tipi d’uguaglianza, in una Società senza Stato e senza Classe. Non sobillò rivolte, non ipotizzò società segrete per pungolare quel ceto contadino e proletario che il padre riteneva l’unica possibilità rivoluzionaria. Lei trovò la sua libertà nello studio opposto: la natura, non umana, nelle sue forme apparentemente immobili: gli scisti bituminosi e ittiolitici della catena dei monti picentini, nel salernitano. […] Dal padre ereditò un’energia indomita, una determinazione senza pari, l’audacia di seguire i propri percorsi fino in fondo, e di tutto ciò lo straordinario libro di Pasqualina Mongillo rende conto. Come lui, lei non ebbe paura della complessità, del cambiamento di pensiero, delle pulsioni che cambiavano lei e il contesto continuamente. Dagli scisti bituminosi ed ittolitici non trasse la lezione minimalista ma quella dello sconosciuto ed affascinante, con sapore d’eternità.

Marussia fu molto più di una chimica, della quale comunque contribuì a scrivere la storia con una continua, esaltante e cangiante produzione scientifica, segnando il settore della chimica classica. Un grazie a Pasqualina Mongillo che ha scritto un libro sulla “scienziata invisibile”, ne svela la vita, e le ridà l’interezza dell’essere una creatura solare, forte e coraggiosa, che affrontò, giovane, la morte di entrambi i genitori, Antonia e Michail e la loro eredità intellettuale; che visse, agiata, con il patrigno, l’avvocato Gambuzzi, a Capodimonte, e che fu una protagonista del cambiamento di paradigma, della conoscenza, nell’era preindustriale, che con la modernità produsse cambiamenti incredibili fino a qualche anno prima.”

Come si rilegge la modernità. I modelli sociali della violenza contro le donne

Giovedì 21 maggio alle ore 11.00 si è tenuta, presso la Biblioteca del Dipartimento di Sociologia e Scienza della Politica dell’Università di Salerno, la presentazione del volume curato da Consuelo Corradi: I modelli sociali della violenza contro le donne. La giornata è stata coordinata dalla prof.ssa Giusy Cersosimo che ha sottolineato come dal ‘ pensiero della differenza’, così come si è caratterizzato il pensiero femminista, ci si aspetta un discorso di pace e non di violenza, ma la realtà contemporanea è afflitta, purtroppo, da realtà drammatiche come lo stupro, le molestie, le aggressioni.

ModelliSociali_tn
Visualizza in formato PDF

 

Il Direttore Prof. Vittorio Dini ha salutato i relatori affermando subito la necessità di un risarcimento della pena, della sua certezza ed immediatezza. Si incuriosisce per la copertina del volume che riporta un famoso quadro di Manet del 1862, Dejeneur sur l’herbe in cui una donna pasteggia tra i campi completamente nuda ma la qual cosa non sembra suscitare a nessuno alcun disagio.

Interviene Vitulia Ivone, giurista civilista, con una denuncia: ‘I giuristi non operano con la categoria del genere’. Un’affermazione che colora di eccentricità il Suo intervento ma anche quelli delle relazioni seguenti. Il Legislatore esprime legiferando il suo controllo. Nonostante la neutralità del diritto che non fa ‘questioni di genere’ il Legislatore esprime il suo controllo ma, non rivedendo le vecchie normazioni, spesso crea nuove norme che esprimono atti di riduzione rispetto al passato. Per il fenomeno della violenza si esigerebbe maggiore comprensione e di qui esprime la necessità di un Osservatorio di giuriste che, non da solo, possa sradicare questo dominio maschile come classe sociale.

Maria Pelizzari, storica della cultura e del genere, si pone sullo stesso piano trasversale di lettura del fenomeno ricordando che la violenza è un tema presente da sempre nella storia dell’umanità che vede le donne vittime di un sistema che le ha più volte rese schiave e silenti. Abusate dai diversi poteri, anche dai Tribunali dell’Inquisizione e dai controlli medici, accenna ad alcune ricerche ed archivi che testimoniano il clima di persecuzione che ha spesso soggiogato le donne.

L’intervento successivo riguarda un’esperienza sul territorio: il dott. Giovanni Pecoraro, ginecologo, giunto con il Primario di Ginecologia dott. Biagio Bianco della struttura ospedaliera Fucito di Mercato San Severino. La relazione riguardava alcuni casi di minori che hanno chiesto intervento medico. Già si sottolineava da parte del medico questa doppia violenza, anche da parte del tecnico che deve indagare ‘fisicamente’ in merito all’eventuale aggressione. Il controllo medico/fisico comporta un’ulteriore disagio degli operatori che interagiscono, nella propria esperienza, con altri referenti istituzionali, forze dell’ordine ed assistenti sociali.

A conferma delle difficoltà ma anche della necessità di competenze sempre più specialistiche si può intendere la relazione di Luciana Iosca, docente presso l’Istituto Suor Orsola Benincasa di Salerno ma anche responsabile di un Centro di accoglienza per donne maltrattate e minori. Oltre a rappresentare una memoria ‘storica’ delle esperienze sul campo salernitane e delle politiche di genere, la psicologa e terapeuta presenta una casistica che spesso non è coniugata con il degrado ambientale ma ‘oscuramente’ si delinea senza particolari condizioni. Testimonia la presenza di un’’analfabetismo emotivo’.

La presidente del Comitato Pari Opportunità dell’università Pasqualina Mongillo interviene in dettaglio sul volume presentato. In particolare evidenzia il complemento al titolo ‘Rileggere la violenza nella modernità’, che significa un aggiornamento della conoscenza scientifica (le spiegazioni tradizionali della violenza contro le donne -patriarcato e genere- non sono più sufficienti a spiegare da sole questo fenomeno) rispetto all’intreccio tra la violenza contro le donne e altri fenomeni della società italian. Il pregio di questo volume è proprio quello di rileggere la questione della violenza all’interno della modernità rivelando l’intreccio di almeno tre fattori: ricostruzione dell’identità in mancanza della quale sui afferma la violenza, esplicazione dei vari modelli. Il volume contiene una lettura quantitativa e qualitativa del fenomeno, con riflessioni sulle nozioni di amore e eros, la descrizione del panorama internazionale della ricerca, notizie sui servizi di aiuto alle vittime, ricerche sul campo da nord a sud. In particolare il saggio sull’amore negato raggela con la sua affermazione (realissima) della violenza come costante della storia dell’umanità ma anche come ormai strutturata nella quotidianità.

A conclusione degli interventi si inserisce Fiorenza Taricone, docente dell’Università di Cassino, oltre che presidente dell’Associazione Nazionale dei Comitati Pari Opportunità Universitari. Mostra come vi sia un ‘vuoto’ generazionale rispetto alle problematiche femminili per cui si dà per scontato tutta una seria di conquiste, di emancipazione e di liberazione delle donne. E’ in corso e va senz’altro sostenuta una ridefinizione dei concetti di mascolinità e di femminilità, anche se sembra che manchino ‘le parole per dirlo’. ‘è bisogno di un diverso paradigma, di riscrivere una storia della maternità, c’è bisogno di ‘ribelli’ contro la trappola politica caduta nello stereotipo. Tutto ciò per non diventare complici di un sistema perverso.

Consuelo Corradi sembra davvero entusiasta del dibattito che il volume da Lei curato ha sollecitato e conclude con una domanda alla quale rinvio tutti i lettori: Ma di chi è il corpo delle donne? Di chi lo abita? E …

ZYB